Vernazza Wiki
Advertisement

"Paesaggio roccioso e austero simile ai più forti di Calabria, asilo di pescatori e di contadini viventi a frusto a frusto in un lembo di spiaggia che in certi tratti va sempre più assottigliandosi, nuda e solenne cornice di una delle più primitive d’Italia. Monterosso; Vernazza e Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono, procedendo da Ponente a levante, i nomi dei pochi paesi, o frazioni di paese, così asseragliati tra le rupi e il mare"
—E. Montale, Fuori di casa, 1946-1964


Vernazza[1] (in ligure: Vernassa, localmente Vernasa; latino: Vulnetia)[2] è un paese italiano della provincia di La Spezia,[3] in Liguria. Giungendo da occidente, Vernazza è il secondo dei paesi che costituiscono le Cinque Terre,[4] in una baia tra i comuni di Monterosso al Mare e Riomaggiore. Famoso per il suo pittoresco borgo, arroccato alle pendici di uno sperone roccioso che si rivolge verso il mare, circondato da verdeggianti colline, per la particolarità dei muretti a secco dove, da secoli, sono coltivati vite e ulivo.

Geografia fisica

Territorio

Un'immagine di Vernazza.

Un'immagine di Vernazza.

Vernazza[5] confina a nord con i comuni di Pignone, Beverino e Riccò del Golfo di Spezia, a sud è bagnato dal Mar Ligure, ad ovest con Pignone e Monterosso al Mare e ad est con Riccò del Golfo di Spezia e Riomaggiore. L'ente comunale è costituito dalle cinque frazioni di Corniglia, Drignana, Muro, Prevo e San Bernardino per un totale di 12,3 km².

Il borgo di Vernazza è ubicato al termine della stretta valletta formata dal torrente Vernazzola che ne costituisce l'arteria centrale, presenta un tessuto urbano eccezionalmente integro, articolato in una serie di vicoli e ripide scalinate. Le sue zone montuose arrivano alla media dei 600 m, con il picco di circa 800 m del Monte Castello sopra Vernazza.

Un'immagine di Vernazza visto dal mare 2

Un'immagine di Vernazza visto dal mare.

L’abitato si presenta ubicato lungo il fondo della stretta valletta, con versanti molto scoscesi, apparendo allo sguardo come montagne sorte dal mare. Il corso d'acqua sbocca in mare formando una rientranza costiera verso Ovest, ciò rende l’insenatura 'unico approdo sicuro esistente nel tratto di costa compresa tra Portovenere e Levanto. Considerato dunque il maggiore scalo storico delle Cinque Terre, luogo di ricovero per il naviglio, nonché d'imbarco dell'olio e del vino.

Clima

Un'immagine di Vernazza visto dal porticciolo

Un'immagine di Vernazza visto dal porticciolo.

Il clima si presenta molto favorevole ponendosi fra le medie latitudini, protetto tramite le sue stesse montagne dall’aria fredda del Nord, presentandosi ben coperto dai venti di Grecale e Scirocco e, in modo parziale, anche di Libeccio. Grazie alla catena appenninica, le masse d’aria fredda ristagnano nella valle Padana sviando così nelle vallate liguri settentrionali.

La costa è favorita dall’esposizione dell’aria mite, godendo di temperature con le isoterme medie comprese generalmente fra quella dei 18°C e quella dei 7°C, così da essere generalmente conosciuta per la dolcezza delle stagioni tipiche del clima mediterraneo.

Geomorfologia

Un'immagine di Vernazza visto dall'alto

Un'immagine di Vernazza visto dall'alto.

L'erosione, il trasporto e il deposito, sono gli agenti di un lungo processo di modellamento che con il tempo ha dato vita a falesie, incisioni, grotte, spianate rocciose e la baia con il promontorio. Dal punto di vista geologico il territorio di Vernazza è costituito essenzialmente da strati di arenarie torbiditiche e arenarie zonate, da conglomerati di rocce sedimentarie, magmatiche e metamorfiche.

La forte inclinazione dei versanti ha dato la possibilità di creare dei terrazzamenti che hanno raggiunto il mare. Il terrazzamento è l'elemento paesistico dominante di questo paesaggio che seguono armoniosamente la morfologia dei versanti, ottenendo così una maggiore stabilità dei muri, facilitando il lavoro dei contadini.

Sistema di terrazzamento

Il sistema di terrazzamento a Vernazza.

Il sistema di terrazzamento a Vernazza.

Nella sistemazione di un terreno naturale fortemente scosceso, viene impiegato un sistema sostenuto da un muretto, per lo più a secco, che serve di rinforzo ai terrazzamenti. Nel primo approccio lavorativo nel cercare di modellare con le proprie mani i versanti acclivi e i boschi, le persone mettono assieme una squadra di contadini e muratori giornalieri, scegliendo il luogo più idoneo per cominciare il lavoro. Alcuni lavoratori sono specializzati nella costruzione in pietra a secco, altri invece hanno la funzione di manovali, addetti dunque nel trasportare il materiale e la bonifica del bosco.

La posizione del luogo di lavoro risulta fondamentale, soprattutto per la sua conservazione, stando attenti a regolare il drenaggio esterno del campo terrazzato, così da disciplinare le acque di scorrimento. La prima fase prevede lo scasso del terreno per modificarne la pendenza e la regolarità, liberarlo dagli affioramenti rocciosi e per bonificarlo dal bosco. Tramite setacci si separa la terra dal pietrame, dove quest’ultimo viene utilizzato come riempimento nella parte più profonda dello scavo, utilizzato inoltre come drenaggio per le infiltrazioni d’acqua. Il terreno fertile viene trasportato e prelevato dai boschi vicini alla zona di lavoro, utilizzato per incrementare lo strato di terra coltivabile nelle terrazze disposte più in alto.

Nella parte inferiore del muro sono impiegate le pietre di maggiore dimensione che in questo modo dona più stabilità alla base. Tutte le pietre sia quelle del paramento murario, che quelle del riempimento, devono essere disposte di punta, con le facce di maggiore sviluppo disposte perpendicolarmente al paramento esterno. Ogni pietra, sia del paramento esterno che del riempimento, viene disposta in modo tale da presentare la massima stabilità possibile, ottenuta in genere facendo in modo che le pietre abbiano il maggior numero di punti di contatto possibile.

Una foto di Vernazza scattata da uno dei suoi bellissimi terrazzamenti

Una foto di Vernazza scattata da uno dei suoi bellissimi terrazzamenti.

Durante questa fase è necessario avere cura di posizionare le pietre nel modo più ordinato e regolare possibile, così da evitare il generarsi di forze interne che possono amplificare l’azione di spinta del terreno. Quando le asperità non permettono un corretto posizionamento delle pietre nel muro, in genere si procede all’eliminazione di tali sporgenze, mentre la massima stabilità degli elementi di maggiore dimensione può essere ottenuta grazie all’interposizione di scaglie, ossia delle pietre di piccola pezzatura dalla forma di cuneo da inserire tra un elemento e l’altro. Quando possibile, le facce più lisce delle pietre utilizzate nel paramento murario devono essere rivolte verso l’esterno, mentre le facce più irregolari devono essere riservate alle parti interne della muratura, dove favoriscono il legame reciproco degli elementi.

La costruzione alla fine presenta un sistema ben definito con il versante quasi completamente terrazzato, sostenuto dai muri alti fra i due e i tre metri. In genere dopo la vendemmia, si sfrutta l’appezzamento con una coltura intercalare composta da fave, cavoli, fagioli, anche se si stima che il 70% della superficie coltivata risulta prevalentemente vigna. I terrazzamenti con i muri più antichi che sono sopravvissuti fino ad oggi si trovano nel territorio di Vernazza e nella zona di Fossola e Schiara, le cosiddette: “Cinque terre minori” collocate tra Riomaggiore e Portovenere.

La vite e il vino

Un'immagine di Vernazza e un vitigno

Un'immagine di Vernazza e un vitigno.

Fin dai tempi più antichi sul Mar Mediterraneo facevano rotta le navi con carichi di vino e che erano molto apprezzati, ossia i "vini greci". Secondo Varrone, uno fra i migliori era quello proveniente dall'isola chiamata allora: "Chio" o "Scio", considerato un bene di lusso e molto ricercato. In epoca carolingia, ricchi feudatari e aristocratici bevevano vini di provenienza orientale, conosciuti come vini "di Romania", poiché giungevano dall'Impero Romano d'Oriente. Un vino di Romania raddoppiava il prezzo d'acquisto una volta raggiunto un porto italiano e lo quadruplicava se doveva giungere a una città dell'interno come Bologna, Milano o Torino. I costi più vantaggiosi del trasporto via mare consentirono di raggiungere anche mercati lontani, vincendo la concorrenza di produzioni locali che dovevano percorrere distanze terrestri. Il commercio del vino nel Mediterraneo era quindi un traffico consueto che si era consolidato nei secoli e rappresentava un settore economico estremamente redditizio.

Le fortune del commercio del vino erano determinate dall'elevata richiesta dei mercati urbani, con l'alta concentrazione della popolazione e la notevole entità dei consumi. A Genova i vini cosiddetti "navigati" perché attraversavano il mare provenendo dalle isole greche, erano preferiti a quelli prodotti nei territori vicini. Fino all'epoca rinascimentale continuò a svilupparsi un grande interesse per quei vini pregiati, forti e aromatici, ricercati appunto dalle classi sociali più agiate. Tra il XII e il XVI secolo fu la Repubblica di Venezia che dominò il commercio dei vini dolci provenienti dall'Italia meridionale e dalle isole mediterranee, in particolare dalla Sicilia, da Cipro, da Creta e da altre isole greche. Nonostante ciò Genova era riuscita a inserirsi nel commercio anche con i porti minori della costa ligure.

Una foto di Vernazza vista da Cuntra

Una foto di Vernazza vista da Cuntra.

In questo quadro storico di movimenti commerciali molto intensi e di notorietà dei vini amabili di tradizione greca, si può inserire una testimonianza orale preziosa, ancora viva presso l'antica famiglia Ermirio di Vernazza, la quale tramanda che dall'isola di Chios fosse stato importato un vitigno da cui si produce il rinomato vino passito Sciacchetrà, coltivato in questi territori. L'inserimento della famiglia Ermirio ai traffici con il Levante viene documentato da diverse fonti: con il loro antenato Jacopo Ermirio ricoprono il delicato ruolo di ambasciatori genovesi nella guerra intrapresa contro Venezia nel 1350-55. All'epoca la famiglia risiedeva nella colonia genovese di Galata sul Bosforo, dove aveva ottenuto concessioni dallo stesso imperatore Cantacuzeno. Poco tempo dopo, nei 1363, gli Ermirio vengono nuovamente incaricati di ambasciata con Guglielmo, operando contro gli affronti di cittadini genovesi da parte di Pisani, Veneziani e Siciliani. Ma gli Ermirio erano attestati già dal secolo precedente nell'Egeo quando ottennero immunità e privilegi ai Salonicco a partire dal 1261.

Tali eventi fanno comprendere come e quando la tradizione del vino "greco" si fosse trasferita a Vernazza dalle isole del Levante, divenendo l'asse portante del suo sviluppo economico e della trasformazione del suo territorio. Sembra possibile dunque che non fu il Comune di Genova a dettare gli sviluppi commerciali del piccolo borgo, ma l'iniziativa imprenditoriale di alcune famiglie genovesi che portarono la tradizione vitivinicola dalla Romania genovese nelle Cinque Terre. Una fra le ragioni che ha portato Vernazza nella direzione di coltivare i versanti terrazzati di vigne, emerge sicuramente il mercato redditizio di pregiati vini aromatici mediterranei. Tale elemento fu il legame storico ed economico con le isole greche, in particolare con Chios. Un'altra ragione si può individuare con l'occupazione ottomana dei territori del Mediterraneo orientale che iniziò a partire dal XIV secolo, determinando conseguenze inevitabili sulle secolari rotte del commercio del vino greco.

Impianto urbanistico

Età medievale

Una foto storica del Molo (Mȫ) di Vernazza prima del 1952

Una foto storica del Molo (Mȫ) di Vernazza prima del 1952.

Durante il corso del tempo diversi impianti insediativi si sono sovrapposti, creando un complesso tessuto edilizio presente tutt’oggi nelle case dei vernazzesi, che rispecchia le varie fasi archeologiche del borgo, identificabili attraverso l’analisi delle murature. L'attuale impianto urbanistico dell'abitato di Vernazza è dunque frutto di un piano di lottizzazione risalente all’XI-XII secolo, che venne realizzato sui resti del precedente insediamento altomedievale.

Finora sopravvivono solo poche porzioni murarie intatte dell’VIII e IX secolo, costituito da resti di edifici di tipo eulitico, termine utilizzato dallo studioso e paleografo Osvaldo Garbarino, per identificare un modo di costruire una struttura, in genere edificata con pietra locale, caratterizzato da un uso altamente simbolico e quasi monumentale. L'unica costruzione di Vernazza[6] che evidenza struttura eulitiche sufficienti a farne ancora intuire l'aspetto architettonico primitivo, è visibile a monte della stazione ferroviaria, nella casa oggi contrassegnata dei civici 1 e 3 di via Gavino, e si tratta dell'edificio che fu adibito a ospizio del borgo fino alla metà del XIX secolo circa.

La muratura originaria, liberata dell'intonaco e restaurata, dimostra che si trattava di un grande fabbricato, con pianta quadrata di undici metri circa di lato, alto almeno tre piani e dotato, ad ogni livello, di portali gemini sui prospetti rivolti verso Il torrente e la strada interna di via Gavino. Quando successivamente iniziò una nuova fase di ricostruzione l'architrave spezzato di un grande portale gemino, sporgente dall’angolo della casa all'incrocio di via Carattino con via G. Guidoni, dimostra infatti che tanto l'edificio che lo ingloba, quanto la stradina che accede a piazza Marconi, sono state ricavate all'interno di ciò che rimaneva del perimetro di una costruzione preesistente, e situazioni analoghe sono riscontrabili anche ai civici 16 e 18 di via Visconti e al civico 1 di via Vernazza.

Una foto storica di Vernazza prima del 1944 -2

Una foto storica di Vernazza prima del 1944.

Secondo lo schema messo in atto dai Genovesi rispettivamente tra il 1145 e il 1161, e tra il 1147 e il 1178 la costruzione delle case schierate e allineate fra i tracciati stradali, si presentano a multipiano in pietra, facendole apparire come delle case-torri, in modo da poter essere utilizzate come le mura di una fortificazione, qualora le circostanze lo avessero richiesto. I resti di queste architetture vernazzesi, definibili convenzionalmente “di tipo romanico”, affiorano ancora oggi numerose da sotto gli intonaci. Alcuni esempi tardoromanici del XIII secolo si possono identificare al civico 7 di via Visconti e al civico 10 di piazza Marconi del XIV secolo.

Alcuni complessi abitativi risultano spesso dotati al piano terra di aperture binate ad arco leggermente acuto e falcato, ciò identifica il fatto che scarseggino elementi architettonici tipici dell'architettura comunale genovese, facendo sembrare l’edilizia vernazzese di questa fase, più a modelli derivati da Pisa che non da Genova. Nel XII secolo Vernazza si presentava come un borgo chiuso entro una cinta muraria. Ciò che rimane tutt’oggi del perimetro difensivo medievale è visibile lungo la strada di Reggio, che costeggia il fianco nord del complesso di San Francesco, conservando dunque l'unico tratto ancora integro. Poco al di sopra di tale edificio, sopravvivono i resti di una delle torri di guardia, a pianta rotonda a fusto verticale, che munivano il perimetro, chiamata in dialetto: “a Turi”. La struttura della torre si presenta con delle murature a tessitura molto irregolare, realizzate con pietre a spacco non lavorate di piccola pezzatura, cavate sul posto e murate a calce.

L'antico congegno regolatore del suono delle campane all'interno del campanile della chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia

L'antico congegno regolatore del suono delle campane all'interno del campanile della chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia

Tramite parte della lottizzazione romanica nei resti delle case medievali, si può intuire la forma e le dimensioni del borgo fortificato. Prolungando il muro ancora esistente al fianco del convento di San Francesco, la cinta proseguiva fino a scendere al corso del vernazzola, attraversando in corrispondenza dell’attuale stazione ferroviaria, tramite un pontile fiancheggiato da due torri. Le mura salivano poi dal canale fino a raggiungere la torre presente nel sentiero azzurro, vicino alla località Prêtécia, ancora in piedi tutt’oggi, ma ricostruita forse sulla base di antichi resti in tempi recenti.

Di conseguenza le mura raggiungevano il castello, proseguendo lungo il crinale del promontorio fino alla punta di Belforte. Sul versante opposto scendeva lungo il lato meridionale dell’insediamento francescano, fino alla parrocchiale di Santa Margherita. Tra il Quattro e il Cinquecento queste difese divennero inutili a causa dell'invenzione delle armi da fuoco. Ciò fece perdere la loro funzione, demolite in seguito poiché ritenute troppo invasive dal punto di vista urbanistico. Fu ristrutturato il poggio del Castello nelle forme oggi esistenti, l’intero apparato venne poi integrato con bastione Belforte a guardia dello scalo, rimanendo attivo fino alla fine del XVIII secolo.

Post-medievale

Una foto storica della piazzetta â Cruxi a Vernazza

Una foto storica della piazzetta â Cruxi.

Dopo l’affermarsi di una cultura prettamente artigianale e mercantile, la maggior parte delle murature di Vernazza dal XIII secolo in poi, sono il prodotto di costruzioni edilizie semplici e economiche che sfruttavano il locale pietrame con la malta di calce come materia di costruzione. Queste tecniche lavorative perdurarono fino alla metà del XX secolo, fino all’arrivo di un nuovo mercato con nuovi materiali sintetici, di produzione industriale dei giorni nostri.

Le costruzioni realizzate tra il XV e XIX secolo sono in genere in muro pieno, differenziandosi ben poco dalle murature irregolari medievali, se non per il fatto che in moltissimi casi vi sono utilizzate in quantità variabili frammenti di mattoni e di intonaci recuperati da macerie di vecchi edifici, in quanto erano considerati migliorativi della coesione dei materiali e dell’efficacia delle malte. La documentazione fotografica esistente su Vernazza, dimostra che nella seconda metà dell'Ottocento erano già avvenuti una serie di adeguamenti edilizi che avevano del tutto cancellato o occultato le tracce medievali sulle facciate. Le finestre erano tutte rettangolari, molto ampie e numerose, e le falde di ardesia dei tetti abbondavano di terrazze piane e di volumi aggiunti.

Una foto di Vernazza scattata dal Castello Doria

Una foto di Vernazza scattata dal Castello Doria

Inoltre la maggior parte delle case erano intonacate, ma non sempre la totalità. Per ragioni puramente economiche, ancora nell’Ottocento molti edifici non avevano sull’esterno questo tipo di finitura, ma saltuariamente una stuccatura grezza della superficie. L’intonacatura era spesso eseguita solo all’interno e in certi casi estesa alla riquadratura esterna degli stipiti delle finestre. In modo analogo, le colorazioni dei prospetti, oggi tanto caratteristiche, sembra siano rimaste relativamente rare fin quasi alla metà del XX secolo. La documentazione fotografica disponibile dalla seconda metà dell'Ottocento ritrae infatti Vernazza con poco più della metà delle case intonacate e circa un terzo delle facciate dipinte. Gli edifici colorati configuravano già una decorazione analoga a quelle attuali, presentandosi molto semplici, limitate alla sottolineatura delle linee di cornice dei riquadri delle finestre.

In epoca moderna, i motivi architettonici in pietra decorati di Vernazza sono abbastanza rari. Dal Settecento in poi, le porte d'ingresso hanno quasi tutte la finestrella sopraluce e la riquadratura semplice in pilastrate di ardesia arenaria fine. Risulta inoltre essere quasi assenti i portali rinascimentali di ardesia scolpiti a bassorilievo. Al civico 18 in piazza Marconi è tuttavia possibile ammirarne un esempio in marmo del XVI secolo, mentre al civico 24 di via Roma si può invece trovare un portale rustico di fattura tardo-medievale/rinascimentale, con inciso sull’architrave il Monogramma di Cristo (IHS).

Nomi principali delle vie

Elenco delle vie

Una foto scattata a Via Roma a Vernazza

Una foto scattata a Via Roma

Elenco delle piazze

Elenco di personaggi importanti da cui traggono il nome le vie

Una foto di Piazza Guglielmo Marconi a Vernazza

Una foto di Piazza Guglielmo Marconi

  • Ettore Vernazza: Fondatore di ospedali e di ricoveri per i diseredati, padre di Battistina, poetessa e scrittrice di teologia.
  • Marco Antonio Carattino: Nato nel 1631, è noto per aver comandato una nave della flotta veneziana, il quale morì nella battaglia di Malvasia come Cavaliere di S. Marco.
  • Girolamo Guidoni: Un grande geologo e naturalista italiano.
  • Giambattista Visconti: Padre di quell'Ennio Quirino, archeologo e studioso di grande fama, che compilò per ordine di Napoleone I I'«lconographie ancienne» e aiutò il poeta Monti, ignaro di greco, a tradurre I'lliade.

Origini del nome

Un'immagine di Vernazza 2

Un'immagine di Vernazza.

L'origine del toponimo si può identificare in quattro ipotesi: la prima che deriverebbe dall'aggettivo latino: “verna”, traducibile come "indigeno" o "del luogo", in questo caso il paese avrebbe quindi il medesimo nome del celebre vino (la vernaccia) che vi si produceva e che quindi era noto per essere il vino "locale" o "nostrale". La seconda ipotesi deriverebbe dalla corruzione del latino hibernacula, da cui ne deriverebbe di conseguenza: abernacula, avernacia e vernacia, indicante una stazione marittima della flotta romana, stabilita nella località durante la guerra contro i Liguri.

Un'altra ipotesi identificherebbe Vernazza con il toponimo Vulnetia presente nella Geographia di Guido (VII secolo d.C.) e alla Bulnetia dell'Anonimo Ravennate: questa teoria è stata efficacemente contestata da Mario Niccolò Conti, che ha individuato in Framura la località nominata dai due geografi altomedievali. La derivazione più convincente del toponimo, sembrerebbe infatti la quarta ipotesi, ossia quella da Hibernatia loca (da hibernare = svernare), la quale sembra peraltro suggerire ciò che nell'antichità Vernazza potrebbe essere stata: un approdo sicuro, riparato dai venti invernali, facilmente utilizzabile dal traffico marittimo di piccolo cabotaggio, anche solo come base temporanea.

Storia

Età antica

Un'immagine del castello dei Doria dal campanile della chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia

Un'immagine del castello dei Doria dal campanile della chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia

Le prime testimonianze della presenza umana nelle Cinque Terre e nelle zone limitrofe sono costituite dai depositi della Grotta dei colombi[7] nell'isola Palmaria, in cui sono stati rinvenuti resti di sepolture, ossa e fossili di animali, e alcuni manufatti in selce, riconducibili al Paleolitico, quando, probabilmente, l'isola era ancora unita alla terraferma. 

Il Neolitico è invece testimoniato attraverso la scoperta di asce di pietra verde levigata, ritrovate poco più a valle di San Bernardino, databili tra il 5500 e il 5400 a.C. Altre testimonianze importanti è presente con il Menhir di Tramonti e quello di Monte Capri che sembra risalgano al 2000 a.C. Inoltre altre testimonianze di vita umana si possono trovare nelle tombe a Cassetta di Soviore, Bardellone e le due del monte Santa Croce di Vernazza che risalgono al 250-200 a.C. ai tempi della seconda guerra punica.

Un’altra fonte importante si trova con Tito Livio (libro XXXIX,32) che narra di Sempronio, il quale partendo da Pisa, muove contro i liguri. Si tratta dunque delle guerre romano-liguri nel 238 a.C., l’inizio dell’espansione romana nel golfo e l’affacciarsi sulla riviera seguendo l’antichissima via e percorso di crinale, ossia l’odierno sentiero n. 1, sotto il quale si formeranno dei piccoli insediamenti.

Secondo Luisa Banti:

"Erano molto meno progrediti dei loro fratelli della Riviera di Ponente. Lavoravano con fatica una terra aspra e non fertile; i ritrovamenti mostrano che erano poveri, di costumi semplici, probabilmente facili a prendere le armi gli uni contro gli altri o contro i vicini. Erano, però, predoni più che guerrieri, e lo dimostrano ampiamente le guerre contro Roma, pronti a devastare un territorio confinante, ma incapaci di organizzare una spedizione lontana, come quelle galliche. [...] Non di loro ma degli abitanti della Riviera di Ponente, Strabone dice che erano dediti alla pirateria, tanto più che i porti eran rari. Vivevano aggruppati in villaggi, e le guerre contro i Romani mostrano che sapevano riunirsi di fronte ad un nemico comune."
—Luisa Banti

La Liguria presentata nella Tabula Peutingeriana

La Liguria rappresentata nella Tabula Peutingeriana.

Un’altra testimonianza molto interessante deriva dal sistema viario del Levante, attestata nella cosiddetta Tabula Peutingeriana, una copia del XII-XIII secolo di un'antica carta romana che mostra le vie stradali dell'Impero romano del III secolo d.C. In essa è rappresentata una strada che parte da Luni e, passando per una località nominata Boron, sale verso l’interno della dorsale appenninica, all’interno del golfo di Spezia, del bacino del Vara e lungo la costa delle Cinque Terre, di Levanto e Framura.

All’interno della Tabula non si trovano scritti la maggior parte dei nomi citati, però l’itinerario prosegue presso il Tigulio per poi indirizzarsi verso Genova. La Cosmographia dell'Anonimo Ravennate, integra i dati della Peutingeriana con altri più aggiornati. Nel territorio dove si trova Vernazza, la Tabula nomina una rete di tracciati viari che collegano tra loro ben nove distretti bizantini compresi tra Luni, Boron e Moneglia. Tutto ciò dovrebbe dunque rappresentare l’area levantese, rafforzato dal fatto che appare anche il nome Cornelia corrispondente a Corniglia.

Se una tale identificazione dei toponimi contenuti nel documento si assume come attendibile, il porto vicino a Cornelia si può identificare come Hibernatia, ovvero l'odierna Vernazza. È possibile che già all’epoca il porto di Hibernatia fosse dotato di strutture per lo stoccaggio di materiali e il ricovero di imbarcazioni. Tuttavia è molto probabile che solo tra il V e il VII secolo, quando il sito divenne forse una base militare bizantina, il promontorio del Castello sia stato anche munito di apparati per la difesa.

Età medievale

Alto medioevo

Una foto del campanile della chiesa di San Francesco vista dall'esterno del convento a Vernazza

Una foto del campanile della chiesa di San Francesco vista dall'esterno del convento

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, la Lunigiana, assieme alla parte costiera della Liguria, fece parte della bizantina Provincia marittima Italorum. Come scrive lo storico Fredegario nella sua Cronaca, nel 643 un esercito longobardo calò sul litorale ligure, saccheggiando e devastando le città. Gli abitanti furono fatti prigionieri e le mura di cinta rase al suolo, in modo che non potessero servire in qualche modo ai ribelli al nuovo regno, riducendo in tal modo i centri urbani a semplici sobborghi.

Secondo la maggior parte degli studiosi, questa cruenta scorreria fu attuata dai Longobardi poco prima del 23 novembre del 643, data della promulgazione da parte del loro sovrano Rotari. Dopo tale evento non si esclude il fatto che tali luoghi abbiano avuto uno spopolamento del territorio, costringendo gli abitanti a corre al riparo nei villaggi più interni, come alcune tradizioni che collegano questi eventi bellici alla distruzione di villaggi nei pressi delle chiese di Soviore e di Reggio. La conquista definitiva del litorale ligure, lasciò ai Longobardi il pieno controllo del Tirreno settentrionale.

Le posizioni bizantine precedenti mutarono radicalmente, poiché all'inizio del VIII secolo tutta la costa meridionale del Mediterraneo era già caduta in mano ai califfi arabi. Secondo una lettera di Papa Adriano I a Carlo Magno del 777, si comprende che la fanteria longobarda si era insediata anche nei possedimenti isolani della Chiesa di Roma.

Ciò induce al fatto che si potrebbe trattare di funzionari del re col compito di organizzare la vigilanza locale, rafforzando o realizzando insediamenti strategici in difesa della costa. L’obiettivo, forse, non era quello di fortificare villaggi isolati, che, una volta conquistati, potevano diventare essi stessi una base per l’invasore, ma costruire dei punti di vigilanza, che coprissero in modo sistematico il territorio di interi distretti, mediante i quali fosse possibile dare allerta trasmettendo segnali da un luogo all'altro.

Poiché da secoli non esisteva più un esercito organizzato con militari di professione, come quello romano, tutti gli uomini liberi in grado di maneggiare le armi erano chiamati a combattere dove necessario. Dunque da tale organizzazione sia gli agricoltori, coloni che soldati (chiamati “Arimanni” dai Longobardi), si concentravano nell’esercitare la vigilanza, curare la manutenzione delle strade e dei punti, e immagazzinare le riserve alimentari utili al vettovagliamento di truppe in transito in suddetti luoghi.

Una foto scattata all'interno delle mura genovesi attorno al convento di San Francesco a Vernazza

Una foto scattata all'interno delle mura genovesi attorno al convento di San Francesco

Tale sistema di controllo era organizzato per evitare che si creassero zone incustodite, facili dunque alle intrusioni nemiche. Vernazza poteva rientrare benissimo da questo caso, poiché era dotata di diversi luoghi adatti l'attracco delle navi, tra i quali un porto naturale ben riparato. All’epoca forse Vernazza era sistemato a metà strada tra un accampamento legionario romano e quella di un borgo medievale, sfruttato da arimanni che operavano come marinai sulle navi da guerra.

La loro esistenza è infatti ampiamente documentata a Pisa, che era la base principale della flotta longobarda, e dunque non la si può escludere il fatto che a Vernazza, all'epoca era verosimilmente base d'appoggio di Pisa nel Levante ligure. Il borgo altomedievale di Vernazza era probabilmente dotato, come quello odierno, di un fortilizio sulla sommità del promontorio, a protezione del porto, e forse anche già di due chiese. La Vernazza dell'epoca longobarda fu senz'altro centro militare e amministrativo di un ampio distretto, di cui non sono documentati gli ambiti precisi.

Delle case che abitavano e dei terreni che coltivavano, infatti, gli abitanti della Hibernatia longobarda non dovevano godere della piena proprietà, ma solo del diritto d'uso, che era stato loro concesso dal Demanio regio. Questa organizzazione limitava le iniziative individuali nell'espandere il terreno coltivabile e favoriva una gestione collettiva delle risorse disponibili, sempre pianificata e regolamentata da chi amministrava la curtis per conto del re. Probabilmente l'agricoltura praticata dai coloni era soprattutto di sussistenza, limitato alla produzione dei terreni e alla raccolta di quanto era da loro dovuto alla curtis come censo.

Una foto della Chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia scattata sopra al Castello dei Doria

Una foto della Chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia scattata sopra al Castello dei Doria

Nel 774 il Regno Longobardo cadde nelle mani dei Franchi e, nell'anno 800, diventò parte dell'appena istituito Sacro Romano Impero, che si mantenne saldo fino alla morte di Carlo Magno, avvenuta quattordici anni dopo. Tuttavia già durante il regno del successore, Ludovico il Pio, iniziò un processo di crisi che culminò nell'843 con la spartizione dell'impero stesso tra i figli Lotario, Ludovico il Germanico e Carlo il Calvo. La debolezza politica dell'Impero carolingio ebbe come effetto più grave lo sfaldamento dei sistema amministrativo e militare e, di conseguenza, la perdita del controllo strategico del territorio.

Di ciò approfittarono molti nemici esterni, tra i quali i più attivi e pericolosi furono i saraceni dei vari Califfati islamici del Nord Africa e dell'Andalusia. Dunque gli insediamenti liguri, essendo indifesi, erano i più esposti, creando di conseguenza insicurezza e di un progressivo abbandono dei centri religiosi costieri. Tanto che tra la seconda metà del IX secolo e gli inizi del X, i fondi e gli insediamenti sparsi nelle campagne vennero quasi tutti abbandonati e, con essi, anche la maggior parte dei punti di vigilanza sui quali era basato il controllo strategico del territorio.

Per arginare le defezioni e mantenere popolato il territorio, già nella seconda metà del IX secolo i sovrani carolingi avevano cominciato ad elargire deleghe per la costruzione di castelli e insediamenti fortificati a conti, vescovi e marchesi. II che sembra indicare un processo di incastellamento del territorio già avviato da tempo e messo in atto secondo una strategia ben precisa, consistente nella fondazione di abitati fortificati nell'immediata retroterra, allo scopo di radunare i coloni dispersi nella campagna e accogliere, nel contempo, la popolazione in fuga dalla costa.

Dopo la formazione della marca Obertenga, avvenuta nel 951, la quale, come noto, inglobò poi politicamente e militarmente entrambi i comprensori di Genova e Luni, le trasformazioni di Vernazza in questo periodo, sono dunque collegate a quelle degli insediamenti del territorio interno limitrofo. Tra tutti, il borgo fortificato di Ponzò dovette accogliere la parte maggiore dei profughi vernazzesi, in quanto fu poi sede dei suoi feudatari, detti appunto: "Signori di Ponzò e di Vernazza" nel XII secolo.

Basso medioevo

Le prime notizie documentate di Vernazza, quale primo castrum delle Cinque Terre, risalgono ad un atto del 1080, nel quale viene citato il castrum Vernatio come base marittima degli Obertenghi. Il 29 febbraio del 1080 il marchese obertengo Alberto Rufo, insieme a sua moglie Giulitta, sottoscrivono un atto di donazione tramite il quale assegnano al monastero di San Venerio del Tino la corte di Frasso in Corsica.

"Anno ab incarnacione domini nostri ihesu xpisti millesimo quinquagesimo pridie kalendas martii indicione tercia. Monasterio santi uenerii quod est constructum in insula maris loco ubi dicitur tiro.ego albertus marchio filius quondam alberti itemque marchionis et iolicta comitissa iugalibus filia uberti comitis de comitatu parme qui professi sumus nos ex nacione notra loge uiuere langobardorum et michi iulicta iam dictus albertus marchio uir et mundoaldus meus michi consentente et subter confirmante presentes presentibus diximus quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis ex suis aliquid contullerit rebus iuxta auctoris vocem in hoc seculo centuplum accipiet in super et quod melius est uitam possidebit eternam Jdeoque nos qui supra albertus marchio et iulicta iugalibus donamus et offerimus a presenti die in eodem monasterio sancii veneri, pro anime nostre et de genitore meo alberto marchione et ugone germano meo mercede, id est curtem unam iuris nostri quam abere uisi sumus in insula corsice loco ubi dicitur frasso cum omnibus casi et rebus terretoriis mobili bus et inmobilibus seruis et ancillis ad ipsa curte pertinente silua et caza de viva.quam allem suprascriplam curtem tris nostri supradictam una cum accessione et ingressu seu cum superioribus et inferioribus suis qualiter supra legitur in integrum ab ac die in antea in codem monasterio sancti uenerii in iure et proprietate donamus cedimus et conferimus, et per presentem cartam offersionis in eodem monasterio sancti uenerii habendum confirmamus faciendum exinde pars ipsius monasteri.aut cui pars ipsius monasteri dederit legaliter proprietario nomine quicquid voluerit sine omni nostra et heredum nostrorum cuntradicione. Equidem espondimus atque promittimus nos suprascriptis iugalibus una cum nostris heredibus parti ipsius monasterio, aut cui parti ipsius monasterio dederit suprascriptam curtem de frasso qual iter superius legitur in integro ab omni homine defensare quod si defendere non potuerimus, aut parti ipsius monasterio exinde aliquid per quoduix ingenium subtraere quesierimus, tunc in duplum suprascriplam curtem parti ipsius monasterio, aut cui parti insius monesterio dederit legaliter restituamus, ita ut abbas et monachi qui pro tempori fuerint in codem monesterio abeant ad uictum et sumtum et westimentum quicquid exinde dominus dederit annue de predicta curte sicut pro tempore curs fuerit meliorata, aut ualuerit sub estimatione in consimili loco.hanc enim cartam offersionis pagina chonradi notari et indicis sacri palati et auocatore nostro tradidimus et scribere rogauimus in qua etiam subter conurman testi hus obtulimus roborandam; actum in castro uernatio feliciter; Signum ++ manuur suprasciptorum domi alberti rufi et iulicte comitisse, iugalibus quique hanc cartam offersionis pro anime eorum et domni alberti marchionis et ugoni filius eius fieri rogauerunt et hoc signum sancte crucis albertus rufus marchio fecit et idem iulicte coniugi sue consensit ut supra; Signum +++ manuum einrici de passiano et ogerii wesillifer de figino seu alberti de noui et raimundi de baise lege uiuentes longobardorum rogati testes; (S.T.) Ego qui supra chonradus notarius, aduocatus et iudex sacri palati, scriptor huius carte offersionis post traditam compleui et dedi; testes einricus de pasiano, raimundus de baise, albertus de noui, ogerius de figine actum vernacia curtem de frasso de Corsica placitum destrictum seruis et ancillis excepta caza de uiua."
—Alberto Rufo, 1080

"Nell'anno dell'incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo 1050 (1080) il 29 di febbraio, ind. Terza. Al Monastero di San Venerio che è eretto sull'isola del mare dove si dice il Tiro, io Alberto marchese, figlio del fu Alberto pure marchese e Giolitta contessa mia moglie, figlia del conte Uberto del comitato di Parma, che dichiariamo noi essere e vivere della nazione e legge dei longobardi; ed io Giulitta del detto Alberto marchese marito e mundoaldo (responsabile dei miei diritti) col mio consenso e in conformità, noi qui presenti ai presenti diciamo che chi ai santi e venerabili luoghi ecclesiastici conferisce cose sue di quello che da in questo secolo riceverà il centuplo per cui riceverà la vita eterna (Matteo 19, 29; Marco 10, 31: Luca 18, 30). Cosicché noi Alberto marchese e Giulitta coniugi doniamo offriamo a partire da oggi al detto monastero di San Venerio, per l'anima nostra e del mio genitore Alberto marchese e Ugone fratello mio, mercede e cioè: una corte di nostra proprietà che abbiamo nell'isola di Corsica nel luogo ove si dice Frasso con tutte le case e le cose mobili e immobili della terra, servi e serve ad essa corte appartenenti, e una "cascina" per i raccolti. La quale detta corte suddetta con i suoi accessi e ingressi, sopra e sotto, in integro da oggi in avanti sarà in diritto ed in proprietà di detto monastero di San Venerio. Doniamo, cediamo e conferiamo e con la presente carta di offersione/donazione allo stesso monastero di San Venerio e la confermiamo presentandogliela sicché d'ora in poi (detta corte) farà parte dello stesso monastero, o parte di esso. Dandogli legalmente quale proprietario ogni volere senza alcuna nostra e dei nostri eredi contraddizione. Al tempo stesso in verità dichiariamo e promettiamo noi sopraddetti coniugi unitamente ai nostri eredi consegnare la detta corte di Frasso sopradefinita difesa e difendere da ogni uomo, ci impegniamo con ogni modo a proteggerla da ogni turbamento di possesso che sarà, e da ogni e qualsiasi sottile ingegnosa rivendicazione; e ciò mancando da parte nostra risarciremo il monastero o parte di esso con il doppio del valore, si che l'Abate e i monaci che saranno in detto monastero avranno vitto spese e vestiti annualmente per il tempo che questa corte sarà migliorata e ciò varrà secondo le stime del luogo. Questa carta di offersione, questa pagina, al Corrado notaio e giudice del sacro palazzo e avvocato nostro diamo e preghiamo di scrivere, la qual pagina sarà confermata dai testimoni in calce; data nel castello Vernatio/Vernazza felicemente Segno di croce (due) dei soprascritti signori Alberto Rufo e Giulitta contessa coniugi che questa carta di offersione per le loro anime e del sig. Alberto marchese e del di lui figlio Ugone pregarono fosse fatta e questo segno di santa croce il sig Alberto Rufo fece e la stessa Giulitta coniuge sua consenti come sopra; Segno di croce (tre) di mano di Enrico Da Passano e di Ogerio vessillifero di Figino e Alberto di Novi e di Raimondo di Baisa, tutti viventi con legge longobarda testimoni richiesti - S.T. Io qui sopra Corrado notaio avvocato e giudice del sacro palazzo ho scritto questa carta di offersione e quindi l'ho trasmessa/consegnata e data. Testimoni Enrico Da Passano, Raimondo di Baisa, Alberto di Novi, Ogerio de Figino. Dato in Vernazza; corte di Frasso in Corsica placito/diritto nel civile e distretto; servi e serve; e cascina per i raccolti."
—Alberto Rufo, 1080

Immagine castello dei Doria di Vernazza 6

Un'immagine del castello.

Da essa si apprende che l'antico attracco era di nuovo attivo e presidiato da un fortilizio di cui oggi non è rimasto quasi nulla. È peraltro possibile che l'intera struttura difensiva avesse caratteristiche simili ai resti ancora visibili presso l'ex convento francescano. Nonostante gli sforzi proferiti dai sovrani del Sacro Romano Impero per ristabilire l'ordine nella penisola italiana, per tutto l'XI secolo la situazione politico-militare rimase incerta e, di conseguenza, l'abitare in un luogo esposto agli attacchi dal mare come Vernazza, era ancora poco ambito in quanto probabilmente pericoloso. Inoltre, era sommamente necessario ricostruire una marineria militare, attirando nuovamente a Vernazza uomini dell’esercito adatti a tali mansioni.

È dunque probabile che il ripopolamento vero e proprio del sito di Vernazza sia stato attuato dai uomini liberi, e abbia avuto successo in forza di garanzie elargite dai marchesi, circa il pieno rispetto della loro condizione sociale e delle loro consuetudini, in cambio di prestazioni marittimo-militari. Molti di questi habitatores erano senz'altro í discendenti dei guariganghi altomedievali che, durante il secolo X, avevano continuato a coltivare i fondi agricoli litoranei. La riurbanizzazione dello scalo portuale, probabilmente realizzata a partire dalla metà dell'XI secolo, lasciò infatti quasi deserto Ponzò ed ebbe sicuramente effetti demografici negativi anche su altri insediamenti.

Stando alla relativa modestia dei primi interventi di adeguamento effettuati sulla chiesa di Santa Margherita, bisogna pensare che agli inizi del XII secolo la comunità vernazzese non godesse ancora di risorse economiche di rilievo. Lo sviluppo dei traffici commerciali, ma soprattutto la domiciliazione nel borgo di soggetti appartenenti a famiglie feudali locali, fece tuttavia evolvere di lî a poco la situazione in senso positivo. Alla metà del secolo l'edificio religioso era infatti già ristrutturato. I liberi homines di Vernazza assunsero ben presto atteggiamenti indipendenti nei confronti dei feudatari, collaborando con comunità costiere loro pari.

Nel 1165 i Vezzano parteggiavano per Pisa in una delle frequenti guerre contro Genova. Poiché Enrichetto di Carpena, vassallo dei Vezzanesi, minacciava i traffici marittimi dei Genovesi, venne da questi affrontato e sconfitto con un attacco in forze al suo castello, effettuato di sorpresa poco prima dell'alba. L'operazione ebbe successo in quanto Simone Doria, comandante genovese, diede il permesso ai Vernazzesi di sbarcare in segreto il contingente militare nel loro porto durante la notte.

Questo episodio non sancì ancora una sottomissione di Vernazza a Genova ma rappresentò un semplice aiuto dato ad una potenza marinara vicina, forse al fine di stabilire un'alleanza reciprocamente vantaggiosa contro l'egemonia militare di Pisa. Infatti, passati appena quattro anni, i Vernazzesi parteciparono con una propria galea all'allestimento di una flottiglia da guerra, insieme alle comunità di Portovenere, Passano, Sestri e Rapallo, con la quale iniziarono a depredare le navi pisane. Diverso tempo dopo, avendo fatto pace con Pisa, Genova fu costretta ad usare la forza proprio contro Vernazza, in quanto l'ex alleata continuava da sola, per proprio conto, la lucrosa attività bellica a danno delle navi toscane.

Una foto del campanile della chiesa di San Francesco vista all'interno del convento a Vernazza

Una foto del campanile della chiesa di San Francesco vista all'interno del convento

Dopo aver tentato ammonimenti diplomatici, rivelatisi inutili, nel 1182 i Genovesi inviarono l'esercito, che conquistò il castello e restituì ai Pisani tutto il denaro loro sottratto. Questa volta, tuttavia, il Comune di Genova pretese dai Vernazzesí un formale giuramento di fedeltà, nonché la presenza in città di loro delegati stabili, e tale evento può essere considerato l'atto d'ingresso definitivo del borgo levantino nella sfera politica di Genova. Gli anni successivi videro a Vernazza, come in tutti i borghi Costieri sottoposti alla protezione del Comune genovese, un drastico ridimensionamento del potere esercitato dai feudatari. Nel 1207 Enrico da Ponzò fece egli stesso atto di fedeltà a Genova, giurando anche davanti ai consoli del popolo di Vernazza, che nel frattempo si era dunque costituito come libero Comune.

Due anni dopo, Guglielmo, figlio di Enrico da Ponzò, alienò tutti i diritti residui che il feudo deteneva sul castello e le proprietà che aveva nel borgo, creando così le condizioni per il definitivo ingresso del Comune di Vernazza nella Compagna genovese. Il giuramento di "fedeltà eterna" fu ratificato nello stesso anno, e sottoscritto singolarmente da tutti i capifamiglia vernazzesi, i quali promisero di mettere a disposizione di Genova le loro case e i loro averi, e di eseguire gli ordini dei consoli e del Podestà. Quest'ultimo, che impersonava la più alta carica di governo locale, ebbe infatti residenza stabile all'interno del borgo, in una casa ricavata dall'unione di due abitazioni contigue, oggi contrassegnate dai civici n° 18 e 20 su Piazza Marconi, che funse così anche da sede amministrativa della Podesteria.

Dal XIII secolo in poi la Storia di Vernazza fu strettamente legata a quella di Genova, con la quale condivise le sorti politiche, economiche e anche militari. Nel 1210 i Vernazzesi accorsero in aiuto agli uomini di Portovenere per scacciare i Pisani che stavano devastando i vigneti nell’isola della Palmaria L'azione ebbe successo e nemici furono volti in fuga sulle loro galee. Nel 1241, Vernazza si trovò invece pericolosamente coinvolta al fianco di Genova, nella guerra tra il papa e l'Imperatore. Il borgo levantino fu posto sotto assedio dall'esercito del marchese Oberto Pelavicino, vicario di Federico II, ma riuscì a resistere fino all'arrivo di una flotta di galee genovesi comandata da Ansaldo De Mari, che risolse favorevolmente la situazione.

Croce templare a Vernazza

Croce ritenuta templare in via Roma.

Pochi anni dopo, durante uno dei tanti scontri avvenuti tra le repubbliche di Genova e Pisa, quest'ultima occupò per un certo periodo il territorio di Vernazza, restituendolo in seguito all'ingiunzione proferita nel 1254 dal Comune di Firenze che presiedeva un apposito arbitrato. La minaccia pisana rimase comunque un serio problema per tutto il Levante ligure fino all'agosto del 1284, quando la flotta genovese prevalse definitivamente sulla rivale nella celebre battaglia della Meloria. Nella seconda metà del XIII secolo Vernazza fece parte per un certo periodo della vasta signoria che Nicolò Fieschi, discendente dei Conti di Lavagna, era riuscito a formarsi in Lunigiana. Costui, appoggiato dallo zio, Papa Innocenzo IV Fieschi, aveva ottenuto da Guglielmo, vescovo di Luni, i diritti feudali su un gran numero di terre e altri ne aveva acquisiti dalla stessa Genova, sfruttando i favori della fazione guelfa.

Si trattò peraltro di una forzatura politica, che venne in poco tempo vanificata. Nel 1276 Nicolò fu infatti costretto da un arbitrato a vendere a Genova tutto l'insieme di possessi e diritti, decretando così per Vernazza la fine definitiva di ogni residuo legame con la feudalità di origine marchionale. Durante la fine del XIII secolo avviene per Vernazza una progressiva crescita economica della comunità. Alcuni vernazzesi prestarono servizio come rematori su navi da guerra di Genova, tra cui anche il caso di un vernazzese che nel 1281 disertò da una galea in viaggio per l'Oriente. Tali eventi confermano ulteriormente la vocazione marinara di Vernazza, ma anche l'ampliamento, in quell'epoca, degli orizzonti economico-culturali dei suoi abitanti, portati a condividere le rotte internazionali della potente alleata.

Lapide che si trova all'interno della chiesa di N.S

Lapide che si trova all'interno della chiesa di N.S. di Reggio del cavaliere templare Guglielmo da Loreto.

Nello stesso periodo si hanno infatti notizie di mercanti vernazzesi che fanno affari a Genova e di armatori che affittano le loro navi per il trasporto marittimo di svariati generi di prodotti. Di questa vivacità economica costituiscono chiara testimonianza anche le logge "da mercante" di tipo genovese che si possono ancora vedere all’incrocio tra via Vernazza e salita San Francesco, e al civico 70 di via Roma. Durante il XIII secolo la chiesa di Santa Margherita venne predisposta con funzioni ospitaliere, poiché all'epoca Vernazza veniva utilizzata anche per l'accoglienza di viaggiatori.

Da tale proposito è possibile che il complesso sia stato affidato ai Templari, come base d'imbarco per la Terrasanta. La significativa presenza nella chiesa di Reggio della tomba del monaco templare: Guglielmo da Loreto, porterebbe a indicare tale ipotesi, assieme ad un altro elemento, ossia l’esistenza di una possibile dimora di quest’ordine cavalleresco, quest'ultimo fatto è messa in relazione anche ad una serie di croci scolpite in rilevo sui portali, attestati nel XII-XIII secolo.

Età moderna

Una foto scattata all'interno del Castello Doria a Vernazza

Una foto scattata all'interno del Castello Doria

La presa di Costantinopoli da parte dei Turchi Ottomani, avvenuta nel 1453, cambiò il contesto politico ed economico d'oltremare della Compagna genovese. Successivamente si sovrapposero una serie di guerre, combattute dal 1494 al 1559, principalmente sul suolo italiano, tra il Regno di Francia e l'impero asburgico per il dominio dell'Europa, durante le quali Genova venne più volte occupata militarmente dall'una e dall'altra fazione.

Di tale clima di confusione politica e instabilità istituzionale, approfittarono corsari musulmani dell'Africa settentrionale, chiamati "barbareschi" dagli europei. Questi cominciarono a depredare le navi degli stati cristiani per conto dell'impero Ottomano e a flagellare con improvvise e cruente scorrerie gli insediamenti costieri della penisola, impoverendo intere regioni. La funesta tradizione di tali scorrerie, delle violenze e distruzioni in esse perpetrate, è ben viva anche nella memoria storica della comunità di Vernazza.

La situazione cominciò a cambiare quando l’ammiraglio Andrea Doria, passato nel 1528 dalla coalizione francese a quella asburgica, ottenne dall'Imperatore Carlo V la piena indipendenza dello Stato sovrano genovese. Invece di imporre una Signoria con lui stesso a capo, egli promosse la stesura di una nuova costituzione, per cui fu abolita la Compagna Communis e istituita la Repubblica di Genova. Con l'appoggio asburgico i Genovesi poterono così riacquistare parte del terreno perduto e i cento anni circa che seguirono, furono chiamati "li Secolo dei Genovesi" perché la città conobbe un periodo di rinascita politica ed espansione economica, paragonabile solo a quello succeduto alle Crociate dell'XI e XII secolo.

Un dettaglio della croce del cavaliere templare Guglielmo da Loreto in località Rèzzu (Reggio) a Vernazza

Un dettaglio della croce del cavaliere templare Guglielmo da Loreto in località Rèzzu (Reggio)

L'obiettivo principale della strategia messa in atto sul territorio ligure dal nuovo governo fu innanzitutto quello di ristabilire la sicurezza delle rotte e degli approdi, e di riaffermare la propria autorità sulle città. Fu questo forse il primo di molti interventi di adeguamento delle difese negli insediamenti costieri realizzati nella seconda metà del XVI secolo, comprendendo anche quello sul castello di Vernazza.

Il recinto medievale sul promontorio, troppo debole per sostenere i colpi delle armi da fuoco, fu inglobato in una nuova struttura formata da muri di diversi metri di spessore, con il profilo esterno inclinato per smorzare l'impatto dei proiettili. Inoltre, a protezione dell'approdo fu costruita una torre-bastione, detta "Belforte", dotata di finestre cannoniere.

La vecchia cinta del borgo fu parzialmente demolita e, probabilmente in questo stesso periodo, venne realizzata la galleria, nota come "Foro della Madonnina", che canalizzava il torrente Vernazzola oltre il promontorio, lasciando totalmente libera la piazza e lo scalo più protetto dagli interramenti.

Sebbene il pericolo rappresentato dai predoni barbareschi venga eliminato del tutto solo nel 1830, in conseguenza della conquista francese dell'Algeria, già inseguito alla riorganizzata vigilanza genovese delle coste e alla vittoria della flotta cristiana nella battaglia di Lepanto nel 1571, le incursioni musulmane diminuirono sensibilmente. Alla fine del XVI secolo, la frammentazione dei consorzi familiari medievali di Vernazza è senz'altro causa di una prima fase di adeguamenti realizzati sull'architettura delle case. L'introduzione da parte della Repubblica di una nuova forma di tassazione detta "avaria" (cioè "tassa sugli averi"), cancellò le residue tracce di feudalesimo e generalizzò la proprietà privata piena.

Una foto delle mura difensive attorno al convento di San Francesco a Vernazza

Una foto delle mura difensive attorno al convento di San Francesco

A causa del tessuto compatto del borgo vernazzese, che di fatto impediva espansioni orizzontali, ci fu il bisogno di aumentare gli alloggi indipendenti, il quale questi incrementi volumetrici si concretizzarono soprattutto nell'aumento dei piani degli edifici e la costruzione di scale interne condominiali, in modo da rendere indipendenti tutte le singole unità abitative.

Le logge medievali furono chiuse o eliminate, sfruttando al massimo tutto il volume disponibile e suddividendo così i locali. Le finestre aumentarono proporzionalmente di numero e molti tetti furono sistemati a terrazza piana per poterli sfruttare come aree esterne lavorative, realizzando sopra di esse dei pergolati e volumi contenenti le scale d'accesso o locali di servizio.

Tale struttura però non rimase così troppo a lungo, poiché le proprietà tesero a ricompattarsi. Il 16 agosto 1618 giunsero nel borgo i Padri Minori Francescani, ufficialmente invitati dalla comunità di Vernazza, per la costruzione del convento la famiglia Malagamba donò una cappella dedicata a San Michele e Sant'Antonio in località Torre, presso i ruderi della cinta medievale. Nel 1625 i locali di abitazione dei frati erano pressoché completati, e si consacrò una nuova cappella più capiente, tale da permettere loro l'officiatura quotidiana. Visto il cospicuo afflusso dei Vernazzesi ai servizi religiosi, dopo una ventina d'anni s'impose la costruzione dell'ampia chiesa dedicata a San Francesco, ancora oggi esistente.

La chiesa di Santa Margherita diventa parrocchiale nel XIV secolo, sostituendo Nostra Signora di Reggio,[8] probabilmente ampliata prima delle visite del cardinale Lomellini nel 1568 e di Monsignor Peruzzi nel 1584, imponendo adeguamenti secondo le indicazioni liturgiche del Concilio di Trento. Queste ristrutturazioni, eseguite all'inizio del XVII secolo e durante il successivo, di fatto non modificarono l'involucro medievale, ma unificarono l'intero spazio con una preziosa decorazione barocca e determinarono la costruzione di nuovi altari di marmo: segni evidenti della presenza a Vernazza di un patronato in condizioni economiche agiate. L’economia locale tra il XVI e XVII secolo doveva infatti essere vivace, con punte di alto reddito, dal momento che il secolare legame con la Repubblica aveva portato famiglie di mercanti vernazzesi nel vasto mondo coloniale controllato da Genova.

Età contemporanea

Una foto storica del 1908 del castello dei Doria di Vernazza

Una foto storica del 1908 del castello dei Doria

Alla fine del Settecento la Repubblica di Genova, di cui Vernazza fa parte dal 1276, si trova in una crisi gravissima. Le conseguenze riversano sul paese pessime condizioni economiche. Genova si rivela incapace di liberare il mare dai pirati barbareschi, impedendo anche il più piccolo traffico marittimo di navigare, degenerando dunque il rapporto con il resto della Liguria. I vini liguri, soprattutto quelli bianchi, il cui trasporto all'epoca aveva dei costi e rischi elevatissimi, sono sostituiti a Genova dai rossi piemontesi, prodotti nei feudi che i notabili genovesi hanno nel basso Piemonte.

Vernazza, che era il porto di imbarco del vino delle Cinque terre si dimostrò prostrata, dove da tale crisi economica diminuì la popolazione del paese. Nel 1797 la campagna d'Italia di Napoleone Bonaparte porta la fine della aristocratica Repubblica di Genova, e alla nascita della Repubblica Democratica Ligure, di ispirazione giacobina, formalmente indipendente fino al 1799.

Come accade normalmente dovunque, durante il cambio di regime, cenni storici sul paese informano che a Vernazza si erige l'albero della libertà, simbolo dei valori affermati dalla Rivoluzione Francese. Da tal proposito la Municipalità vernazzese nel dicembre 1797 si pose il problema di come comportarsi con i cittadini che non avessero voluto portare la coccarda. Quando nel 1799 i Francesi furono cacciati e tornarono gli austriaci, "l’agente municipale" di Vernazza stentò a raccogliere le tasse costringendosi a giustificarsi con l'austriaca "Cesarea Regia Imperiale Reggenza della Spezia".

Una foto dell'entrata del Santuario di Nostra Signora di Reggio a Vernazza

Una foto dell'entrata del Santuario di Nostra Signora di Reggio

Nel mentre che nel 1800 i Francesi tornarono vincitori, la situazione economica vernazzese peggiorò ancora. Nel 1801 alcuni paesani non riuscirono a pagare le tasse, altri invece si presentarono senza neppure il vitto necessario.  Nel 1803 la popolazione arrivò ai valori minimi mai raggiunti fino ad allora, nel 1642 Vernazza aveva 1100 abitanti, nel 1803 ne aveva solo 708.

La Repubblica Ligure sostituì le podesterie genovesi, che nelle Cinque terre erano due, ossia: Monterosso e Vernazza. Successivamente in Francia si passò dalla Repubblica all'Impero e nel 1805 la Repubblica Democratica Ligure venne annessa all'Impero Francese. Il territorio venne ripartito, secondo l'organizzazione francese, in quattro dipartimenti: Genova; Montenotte; Appennini; Alpi Marittime.

Nelle Cinque terre nacquero i tre Comuni: Monterosso, Vernazza e Riomaggiore, dove all’epoca Corniglia e Manarola risultarono aggregate a Riomaggiore che fecero parte del dipartimento Appennini con capoluogo a Chiavari e circondari a Chiavari, Borgotaro e Sarzana. I francesi realizzarono in Liguria molte opere pubbliche, che non risultarono a Vernazza né negli altri paesi delle Cinque terre.

La situazione economica continuò a peggiorare, come la navigazione che risultò impossibile per il blocco navale con il quale gli inglesi serrarono la costa. Essi non si limitarono a depredare le navi battenti bandiera francese, ma fecero anche scorrerie a terra, come risultò a Monterosso, dove invasero il paese per ore, depredando due barche cariche di tabacco e terrorizzando la popolazione, come successe a a Vernazza, dove portarono via un piccolo veliero.

Secondo il manoscritto: “Vulnetia” di G.B. Luciani, esso descriveva gli inglesi che sbarcarono e sparavano, obbligando il popolo a ritirarsi nelle valli delle campagne. Inoltre esso descrisse una scena con il Sottoprefetto che rimproverava il Sindaco, facendogli notare come la popolazione non reagì all'accaduto, sollecitando il sindaco a reperire tra i paesani le armi. All’epoca Vernazza viveva più di commercio che di agricoltura, dal paese partiva per Genova il vino prodotto nei cinque paesi, non solo a Vernazza, per essere poi esportato in tutta Europa. Di conseguenza chiudere a Vernazza, e a tutte le Cinque terre, la via del mare quando non c'era la ferrovia e le strade che risultavano poco praticabili, significava condannarle alla miseria.

Un'altra foto da Ar Segnù a Vernazza

Una foto da Ar Segnù

Dopo la sconfitta di Napoleone, il Congresso di Vienna unì gli Stati di Genova a quelli del Regno di Sardegna. Nel 1815 la Liguria diventò Ducato di Genova e venne divisa provvisoriamente in tre province con capoluoghi Savona, Genova e Spezia. La Liguria diventò la divisione di Genova ed è organizzata nelle Province di: Genova, Albenga, Bobbio, Chiavari, Levante, Novi, Savona. Vennero mantenuti i tre Comuni delle Cinque terre: Monterosso, Vernazza e Riomaggiore, che vennero assegnati alla Provincia del Levante con sede a Spezia e Sarzana. La Spezia nel 1859 diventò Circondario (sottoprefettura) della Provincia di Genova e tale resterà fino al 1923 quando diventerà Provincia autonoma da Genova.

Nel 1868 il Governo pensò di abolire il comune di Vernazza, poiché risultava troppo piccolo, finirà invece di mantenere il proprio comune ammettendo nell'aprile del 1871 anche Corniglia. Nel 1835 il Consiglio Comunale respinse l’aggregazione a Vernazza, mostrando il desiderio di Corniglia di staccarsi da Riomaggiore. Con l'ingresso nello stato piemontese si inverte la tendenza negativa della vita a Vernazza, il mare diventò libero, ma il paese all’epoca risultò troppo regredito per uscire rapidamente dalla povertà. Molte strade vennero ristrutturate, ma la situazione igienico - sanitarie della popolazione, come il leggere e lo scrivere risultarono carenti. Nel 1855 giunge il Colera a Vernazza, Gaetano Rossi descrisse tale periodo:

"Borgo di antichissima origine, demolito e ricostruito sopra gli stessi suoi ruderi presenta un agglomerato di abitazioni quasi ammonticchiate le une sulle altre, lo più anguste, poco arieggiate, e che hanno accessi per vie tortuose e ristrette, prive di libera ventilazione. C'è una popolazione di circa mille abitanti, alla maggior parte dei quali falliscono i mezzi ad osservare le regole rigorose della pubblica igiene… Queste locali circostanze indussero la riprovevole abitudine del nostro popolo di trascurare pure quelle avvertenze, onde mantiensi la proprietà e pulitezza delle vie. Cosicché, ad onta degli ordini severi emanati da questo vigilantissimo Sindaco secondato dal solerte Segretario e dalla incessante vigilanza all'oggetto di verbalizzare e convenire chiunque gettasse immondezze nelle pubbliche vie, a stento ottenevasi che in esse non si gettassero le fecce emesse dai cholerosi. ...Niuna precauzione o quasi usavasi nell'interno delle case, ed avvegnachè le giovani nostre donne e i fanciulli in specie non usino calzarsi nel tempo estivo e nel temperato, vedevasi da loro calpestare a piè nudo quelle immondeze....Si vedevano togliere d'intorno ai cholerosi le biancherie ed altre coperture infettate e brutte di immondizie senza prendersi alcun pensiero di mondarsi nel cloruro le mani e né immergere in quello le robe insozzate, le quali erano di presente portate a purgare al torrente...”."
—Gaetano Rossi

Una foto Scattata sul castello Doria del Belforte (Beè Fòrte) a Vernazza

Una foto Scattata sul castello Doria del Belforte (Beè Fòrte)

All’epoca non esisteva la fognatura, che sarà fatta nel Novecento, ma esistevano pochi pozzi neri. Verso la fine dell'Ottocento vennero costruite quattro fontane, il Sindaco dell’epoca fece in modo da non togliere l’acqua ai frantoi. Da quella situazione catastrofica, comune a quasi tutti i minori centri abitati della costa ligure, qualcuno dei più anziani di oggi ricorda, l’ultimo segno delle "immondezze per le strade" la situazione del carruggetto e del Ventegä a metà del Novecento e a capo della strada del molo, nel portichetto, sotto la nicchia il cartello bianco con la scritta "vietato lordare”, dove attualmente è riposto il menù del bar.

Vernazza è stata costruita alla foce del canale, corso d'acqua che non va mai in secco, neppure in estate, quando molti fiumi della Riviera sono del tutto asciutti. Nonostante che tale canale diede l’opportunità di vivere ai vernazzesi, verso metà del’800 il canale rischiò di distruggere il paese. Secondo la carta del Vinzoni mostra che il canale attraversava il paese leggermente verso levante e sfociava in mare attraverso la "galleria della Madonnina”.

Negli ultimi metri prima di sfociare dalla "galleria" il canale faceva una curva molto stretta che ne rallentava il deflusso. Dalla strada centrale del paese, chi stava sulla sponda destra del torrente poteva andare alle case della riva sinistra con sei ponti. Di quattro di questi, quelli che nei “Cenni storici" S. Gavino descrisse all'interno del paese, rileviamo nettamente la posizione ancora oggi sul terreno, ossia:

  • il collegamento tra le attuali Via E. Vernazza e Via M. Caratino, accanto alla pizzeria,
  • l’attuale Via Roma 20
  • Via Roma 36
  • Via Roma 64
Una seconda foto dell'edificio attuale dove sorgeva l'Hospitale a Vernazza

Una foto dell'edificio attuale dove sorgeva l'Hospitale a Vernazza

Degli altri due, che stavano prima e dopo l'Ospedale, non si trovano tracce, perché la zona in cui sorgevano è stata profondamente modificata. Quando, per le forti piogge, il torrente ingrossava e aumentava la sua velocità di discesa, erodeva ed asportava dalla campagna una grande quantità di materiale, che si depositava fra i ponti. A causa della riduzione della larghezza, il livello dell'acqua si alzava, il materiale asportato si depositava sul fondo e il livello si alzava ancora, tanto da uscire dagli argini, invadendo la strada per ricadere nell'alveo dopo il ponte.

La strada veniva rovinata, i locali delle case al piano terra allagati. Quando il canale era in piena assieme al mare grosso, il danno aumentava ancora. Allora il canale, bloccato dalla mareggiata, allagava la zona "dalla Madonnina" e si mescolava al mare che entrava in paese dalla "galleria". Da qui l'acqua scendeva alla piazza e arrivava alla marina.

Dai verbali del Consiglio Comunale si apprende che, nella prima metà dell'Ottocento, la strada tra la Piazza del mercato (lo slargo accanto alla "galleria") e il ponte di S.Marta era spesso rovinata e per la sua riparazione si spendevano centinaia di giornate di comandate. Il disastro più grave cominciò nel 1857.

"Le dirotte piogge avendo gonfiato straordinariamente il torrente e gli avvallamenti nei monti... avendo somministrato gran quantità di materia alle acque, convogliate le stesse per la maggior parte sino all'abitato, quivi vennero riposte nei succitati ristalli (arresti dell'acqua causati dai ponti di piccola luce, poca altezza, malcolllocati) e contemporaneamente avendo rovinato i muri di sponda, guadagnata la strada, solcata e distrutta, allagate le case, rovinate le derrate e minacciata la distruzione del paese le acque presero due diverse vie di scarico direttamente cioè in mare attraversando la piazza sul cui piano sta la Chiesa Parrocchiale, e per la breve naturale galleria, sbocco ordinario del torrente stesso."
—Archivio comunale

Una foto storica di quello che rimaneva all'epoca della cappella di San Giovanni Battista

Una foto storica di quello che rimaneva all'epoca della cappella di San Giovanni Battista

A seguito dell'alluvione del 1857 venne deciso di fare le opere strettamente necessarie per impedire che un disastro analogo potesse ripetersi nell'immediato futuro. Oggi il torrente segue il suo corso naturale solo fino al tracciato della ferrovia, poiché tra il 1860 e il 1874, venne fatto sfociare in mare tramite un condotto artificiale in galleria. Nel 1874 venne inaugurata la linea ferroviaria per agevolare gli spostamenti e a segnare il termine del secolare isolamento, poiché fino a quella data Vernazza poteva essere raggiunta attraverso via mare o con gli stretti e impervi sentieri.

Solamente in tempi più recenti venne attuata la progettazione di una strada statale chiamata: “Litoranea delle Cinque Terre” che prevedeva di seguire un tracciato a circa 400 metri sul mare mettendo in comunicazione Sestri Levante alla Spezia. L’opera in questione però non fu mai completata e si fermò sopra Monterosso da una parte e dopo la galleria di Manarola dall’altra. Vernazza e Corniglia rimasero non raggiungibili con gli autoveicoli fino agli anni ottanta, quando si progettò la Strada dei Santuari che le collega alle frazioni di Reggio e San Bernardino.

Manifestazione al Molo (Mȫ) di Vernazza primi anni '70

Manifestazione al Molo (Mȫ) di Vernazza primi anni '70.

Il 1° Settembre 1895 fu fondato il Circolo di volontariato Mutuo Soccorso e salvataggio, denominato "Cristoforo Colombo". Nei primi anni del 1900 gli si affiancò un altro gruppo di volontariato con il nome di "Circolo Marinaro" avente la sede nel locale di Francesco Malagamba in Piazza G. M. Pensa, ora Piazza G. Marconi. Lo scopo principale dell'associazione era quello di aiutare i numerosissimi marittimi e disoccupati, affiggendo fuori della sede, copia del bollettino delle chiamate d'imbarco ritirato giornalmente a Genova da un incaricato.

Una foto della spiaggia (Mainetta dâ Tagiâ) di Vernazza nel 1971

Una foto della spiaggia di Vernazza nel 1971

Secondo alcune visite pastorali del XVI secolo la chiesa di Santa Margherita aveva anche il cimitero, posizionato nell'area dell'attuale piazza Marconi e immediatamente adiacente alle absidi. In questo luogo si seppellì fino al 1817, dopodiché fu attivato il nuovo camposanto sopra il paese. Nel 1923 l'area venne liberata dalle tombe e integrata alla piazza pubblica, così come oggi la si ammira.

Nel 1908 iniziarono una serie di cantieri di restauro, la maggior parte dei quali mirati a riportare l'edificio al suo primitivo aspetto medievale. I paramenti in pietra lavorata vennero progressivamente liberati dall'intonaco e l'apparato decorativo barocco, eliminato. Tra molte demolizioni, interventi di consolidamento e qualche ricostruzione, i lavori si conclusero nel 1975 e lasciarono la chiesa poco differente da come è oggi.

Un'immagine di Vernazza del 1966

Un'immagine di Vernazza del 1966.

Agli inizi del XX secolo si verificò un fenomeno migratorio verso i centri vicini e soprattutto verso il capoluogo spezzino per l'offerta di lavoro che si era creata grazie alla costruzione dell'arsenale militare marittimo del capoluogo.  Dal 1973 al 31 dicembre 2008 Vernazza ha fatto parte della comunità montana della Riviera Spezzina. Nel 1997, insieme a Porto Venere e alle isole del Golfo dei Poeti: Palmaria, Tino e Tinetto, le Cinque Terre vengono dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’ UNESCO. Nel 1999 Vernazza, assieme al resto delle Cinque Terre, vennero inserite all'interno del Parco Nazionale delle 5 Terre. Il 25 ottobre 2011 Vernazza subì una tremenda e violenta alluvione, verificatasi a seguito di una forte precipitazione che in sei ore riversò 542 mm di pioggia.

Simboli

Stemma di Vernazza

Il primo stemma di Vernazza.

Lo stemma di Vernazza precedente a quello attuale si presentava con l'ancile in campo azzurro, caricato di tre bande dorate ad arco crescente di luna. Corona in cerchio di muro sormontato da 5 merli e 8 in giro d'argento, uniti da muriccioli dello stesso, delimitato da rami decussati di quercia d'alloro. Quest'arma classica e guerriera è la giusta arma dei Vernazzesi, testimoniata dal loro coraggio, ardimento e intraprendenza guerriera. Il campo azzurro, ha il significato di lealtà, ma che rappresenta inoltre il firmamento, l'aria e l'acqua, il cielo, dal quale furono presi i primi auspici nell'occupare le terre, ricevuto dunque da Dio, il più nobile dei colori araldici.

Stemma di Vernazza 2

L'attuale stemma di Vernazza.

Le tre fasce hanno un triplice significato, in esse c'è la rappresentazione della cintura di cuoio che pendeva dalla spalla destra al fianco sinistro in cui si attaccava la spada, inoltre ha il significato dei tre stati dell'Essere, ossia: corpo, anima e spirito. Ha il significato di dedizione, ardore, fede, nobiltà, carità, temperanza, gloria, in sostanza, le tre virtù del soldato-legionario romano: ubbidienza, dovere, fedeltà; che in età medievale si definirono in onore, coraggio e fedeltà. L'oro è il colore dell'Impero mentre il crescente di luna: è il simbolo di Luni-Luna e per amicizia, benignità, sincerità, concordia proprio del colore argento. La quercia invece ha la rappresentazione della cospicua nobiltà, merito riconosciuto, animo forte e guerriero, antico dominio. L'alloro rappresenta la pace e la vittoria, buona fama, gloria, benevolenza; intrepidezza, virtù.

Dopo il decreto all'art. 5 che detta le caratteristiche tecniche degli emblemi: lo stemma è costituito da uno scudo e, nel caso di province e di comuni insigniti a titolo di città, e di comuni, da una corona collocata al di sopra dello scudo stesso. Oltre ad essere elemento di completezza dell'emblema, la corona indica con la sua forma, il grado di appartenenza dell'Ente, infatti dopo tale decreto i Comuni devono utilizzare uno scudo detto "sannitico moderno" ed una corona color argento con nove torri visibili. A seguito di tale normativa il Comune di Vernazza ha assunto un nuovo stemma, rappresentato inoltre da una fascia tricolore che lega l'alloro fra loro.

Monumenti e strutture

Un'immagine della chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia

Un'immagine della chiesa parrocchiale di Santa Margherita d'Antiochia

Località

Una foto scattata in località Muro (Mû)

Una foto scattata in località Muro (Mû)

Luoghi

Una foto di Vernazza scattata  vista dâ tèra

Una foto di Vernazza scattata  vista dâ tèra

Società

Lingue e dialetti

Una foto di Vernazza negli anni '50

Una foto di Vernazza negli anni '50

Il vernazzese come il resto dei dialetti della costa estremo-orientale, non si presenta in maniera omogenea, assieme ad altri dialetti limitrofi. Ciò delinea il fatto che ad esempio il vernazzese si presenta in maniera diversa da un dialetto confinante al paese, come ad esempio il cornigliese risulta essere distinto dal vernazzese, come il manarolese oppure lo spezzino. Si possono definire dunque due tipi di linguaggio: la parlata della Lunigiana e quelle liguri, quest'ultimo inteso del parlato tipico genovese.

I dialetti delle Cinque Terre sono articolati in due blocchi: il primo comprende Riomaggiore, Manarola e Corniglia, il secondo il solo paese di Monterosso con il dialetto di Vernazza a far da cerniera tra i due blocchi. A seguire, oltre le Cinque Terre, a livello fonetico, tutti i paesi della costa come ad esempio: Levanto, Bonassola, Framura e Deiva Marina si differenziano dal tipo genovese standard solo per alcuni esiti, mentre presentano ancora elementi del sostrato lunigiano a livello lessicale.

Una foto di Vernazza sotto la neve nel 1985

Una foto di Vernazza sotto la neve nel 1985

Il dialetto vernazzese si presenta come un dialetto galloitalico e più precisamente un dialetto ligure di tipo genovese, con una serie di elementi di transizione verso le parlate lunigiane, da considerare queste ultime, a tutti gli effetti, come sostrato, mentre il dialetto cornigliese si avvicina maggiormente alle parlate di tipo spezzino-lunigiano, pur presentando già degli esiti tipicamente liguri-genovesi. Il dialetto di San Bernardino è molto simile a quello di Corniglia, mentre le varianti parlate nella costa di Reggio hanno coloriture più spiccatamente valdivaresi, che riportano, nella fattispecie, alle parlate di Pignone.

Proverbi

I proverbi, le massime, i modi di dire, sono patrimonio di tutte le civiltà che ci hanno preceduto. Sono legati al territorio, alle stagioni, all'agricoltura e fanno parte della sapienza popolare.

  • A batuella de Venerdì Santu.
  • A regina cunsulata a s'è cotta na pumata na pumata ben cundia a regina cunsulia.
  • Aia ar munte - piggia a sappa e vatte a scunde. Aia de mà - piggia a sappa e va' a sapà.
  • Aia fatta a pan - se nu cioeuve ancoeu cioeuve duman.
  • Aia russa - o che cioeuve o che buffa.
  • Ancoeu l'è ar primu d'avrì - tütte e carogne i se fan curì.
  • Ar primu trun de marsu - a biscia a sciurte d'in tu tarsu.
  • Ar tempu l'è cummu ar cù - u fa quellu cu voeu lu.
  • Bin, bun, ban stuccafisce e baccalà a pulenta cumudaa bin, bun, ban. Boga bughina ar gattu u va in cuxina gi ommi a guera e donne suttu tera.
  • Buntempu fattu de notte u nu düa.
  • Carlevà l'è mortu - imbriègu cummu in porcu u l'ha fattu testamentu - in ta ciappa der cunventu.
  • Chi n' ha poghi u n'ha assee.
  • Chi nu piscia in compagnia l'è in ladru o na spia.
  • Chi s'amiggia se piggia.
  • Chi và a gnüa de Settembre - in ta cascia se ghe destende. Ciove e lüxe ar su - tütte e strie i fan l'amu.
  • Cummu a va a vitta? Mezza storta, mezza dritta.
  • Cun i pesci e i limun in ta panea - t'inviti to frè ven finna toeu sea.
  • Da San Martin na rustia e in gottu de vin.
  • E da fame, da peste, da guèra, da carestia l'è mortu a l'impruvisu.
  • E palanche de n'avarun i van in bucca a in leccardun.
  • Latte e vin u fa sunà ar campanin.
  • Maia ar gattu u te mia. U te mia suttu a gunella u te mangia a mortadella.
  • Marsu cagarsu figgiu d'en cagau - da na parte ghe cioeuve da l'altra ghe lüxe ar su.
  • Minoeu trei cù - sacchetta e beretta.
  • Na gagina rantegusa - cun a lengua velenusa.
  • Na vota gh'èa n'umettu cu cagava in tu stecchettu. Stecchettu u l'ea senza pünta u cagava in tà strapünta. A strapünta a l'ea senza lana u cagava in ta campana. A campana a l'ea senza cioccu u cagava in tu maloccu. Ar maloccu u l'è scipau e l'umettu u gh'è restau.
  • Nu gh'è mazu ne mazun pe levate ar felisun.
  • Pe in püntu San Martin u l'ha persu l'aze.
  • Quattro die in tu cù cummu Berù.
  • Re de marmutta u fa cantà a ciucca - ciucca ciucun re de marmuttun.
  • Santa Cataina chi si i fa si ninna.
  • Scialla, scialla che ven ar papà. Scialla, scialla cu purtià na cosa pa soeu fante bella.
  • Sghinda ninnu che ter boeuttu nu stà sghindà che passa ar pan.
  • Tognu berodu - sausisse senza sodu - pelli de mù - trei causi in tu cù.
  • Tramontana - tütti a Chissuana.
  • Tramontana scüa - trei giurni a düa.
  • Ventu de mà - a Chissuana nu steghe a andà.
  • Vogia de travagià sautime adossu travagia te padrun che me nu possu.

Soprannomi

Una foto della Mainetta dâ Tagiâ innevata a Vernazza

Una foto della Mainetta dâ Tagiâ innevata

I soprannomi che da sempre accompagnano l'esistenza della popolazione dei piccoli centri, sono ricchi di indicazioni che aiutano a comprendere meglio la storia e l'idioma di tempi vicini e lontani. Sfruttati con parsimonia dai vernazzesi, spesso il soprannome era frutto delle invenzioni estemporanee di bambini intenti a consumare il tempo libero in giochi di società, al quale all'interno del proprio gruppo, la fantasia come l'ironia e l'immaginazione potevano suggerire un aggettivo, una frase colorita da accompagnare al nome dell'amico per renderne più facile l'identificazione.

Quando invece i soprannomi nascevano dall'esigenza di distinguere gli appartenenti ad una famiglia o ad un gruppo di parenti, da altri gruppi e da altre famiglie che avevano lo stesso cognome, ai giochi dei bambini, si sostituivano le invenzioni degli adulti. Potevano essere il segno di un mestiere, potevano indicare una caratteristica fisica, propria di quel determinato gruppo, poteva essere l'abitudine di utilizzare uno stesso nome all'interno della famiglia, poteva scaturire da una particolarità caratteriale o fisica dal cognome, dalla località in cui si era nati o si viveva, oppure semplicemente dalla necessità di distinguere in qualche modo persone con lo stesso nome di battesimo.

Una foto antica di Vernazza nel 1908

Una foto antica di Vernazza prima del 1908

Con il passare degli anni l'uso del soprannome ha cessato di essere una necessità ed ha assunto le caratteristiche del gioco, qualche volta di un passatempo cattivo che mira a mettere in evidenza difetti fisici, imperfezioni verbali, modi poco corretti di porsi nei rapporti con i frequentatori abituali della piazza. Nell'immediato dopoguerra, bastava una parola considerata fuori luogo, un'abitudine strana, un vezzo, bastava ripetere un concetto per più di una volta e subito nasceva un aggettivo, un nome, un epiteto che suscitava divertimento e che, spesso veniva urlato in un coro di voci fino a che il malcapitato non accennava ad una reazione di rabbia. Col passare del tempo, tuttavia, anche i nomi più brutti, i soprannomi più scomodi, hanno finito per trasformarsi e assumere una luce diversa. Sono diventati insostituibili ed oggi sono una cosa sola, inscindibile con la persona che li porta.

Lista soprannomi

  • Tumelin
  • Punin
  • Culin
  • Scupelin
  • Budin
  • Pisulin
  • Gin
  • Ciùmin
  • Nasin
  • Netin
  • Dantin
  • Sciampin
  • Stalin
  • Tanin
  • Lenin
  • Troski
  • Stravinski
  • Zizi
  • Piri
  • Pali
  • Rorro
  • Madido
  • Babano
  • Biancamano
  • Badò
  • Perciò
  • Marcello
  • Marziano
  • Bossolo
  • Brao
  • Balena
  • Manena
  • Muena
  • Vulodia
  • Balò
  • Brilla stecchi
  • Lambicchi
  • Baffi russi
  • Vachelli
  • Farinelli
  • Biffi
  • Cicci
  • Ricci
  • Titti
  • Tetto
  • Tatto
  • Patto
  • Rabin
  • Giallo
  • Lolo
  • Pillo
  • Cino
  • Fagiolino
  • Mignolino
  • Ueciun
  • Tritolu
  • Torciu
  • Tasciu
  • Pistacciu
  • Ù Pilitu
  • Dentexiu
  • Nasellu
  • Pimpinella
  • Pettenella
  • Pinocchio
  • Tendina
  • Testina
  • Ceamina
  • Rusina
  • Ciungiana
  • Bogo
  • Oso
  • Medo
  • Lulu
  • Sabu
  • Bacu
  • Manzu
  • Furfau
  • Occi de gattu
  • Mario Maciu
  • Meccanicu
  • Bixiu
  • Busettu
  • Berù
  • Preu
  • Ninnu
  • Plüffu
  • Ursu
  • Marì
  • Cegi
  • Reghi
  • Dodi
  • Doli
  • Pasquini
  • Zaccagnini
  • Baccaletti
  • Zanetti
  • Faxiuella
  • E la Madona
  • Piffera
  • Enà
  • Mira
  • Bügna
  • Tracciante
  • Pursemme
  • Matalèn
  • Telun
  • Buccaun
  • Bissun
  • Girdun
  • Dentun
  • Matasun
  • Sacun
  • Maran
  • Don
  • Fadiga
  • Bistecca
  • Taccalite
  • Tetè
  • Felle
  • Tabale
  • Duse
  • Piva
  • Pippa
  • Pala
  • Capotta
  • Parrucca
  • Peccia
  • Zirletta
  • Scianchetta
  • Boccia
  • Roccia
  • Nocia
  • Turacca
  • Zucca
  • Sena
  • Cicoia
  • Cardaia
  • Scarella
  • Cilla
  • Grillo
  • Gallu
  • Menanca
  • Bageougia

Casati

Una foto di Vernazza e del Ventegâ dove attraccano i battelli giornalmente

Una foto di Vernazza

Tempo fa gli intrecci fra paesani portatori di pochi cognomi continuavano, mescolandosi al punto che matrimoni tra cugini non erano infrequenti. Si verificava dunque che persone con lo stesso cognome, a volte, per motivi anagrafici portassero in maniera casuale ed involontaria pure lo stesso nome, e da qui la difficoltà anche per il paesano stesso quando si riferiva, ad esempio ad un tale: "Antonio Basso", a non confonderlo con altri possibili omonimi del paese.

Per semplificare le cose, in maniera veloce ed efficace, i vernazzesi arrivarono alla suddivisione degli abitanti creando via via, nella vita di tutti i giorni, vari soprannomi o nomignoli dialettali e non (scaturiti da atti, specificità dei lavori svolti, circostanze od avvenimenti), che si riferivano a determinati compaesani capostipiti, che da allora furono presi come riferimento per l'identificazione futura del "casato'" di appartenenza.

Con questa metodologia finale, quando si voleva indicare con assoluta precisione tizio o caio, si pronunciava il nome di battesimo dell'individuo seguito dal "casato". Per i paesani questo metodo ha funzionato nel tempo, diventando un automatismo. Ai giorni nostri questa usanza si è pressoché perduta; è ancora vigente tra le persone di una certa età, allevate ancora con quel metodo di distinzione.

Lista delle casate

  • Bacin
  • Baffin
  • Balain
  • Benedin
  • Beniamin
  • Beppinin
  • Balìn
  • Cuntin
  • Curagin
  • Feipin
  • Giambin
  • Lencin
  • Lümin
  • Paemin
  • Patatin
  • Sansunin
  • Scupelin
  • Tanin
  • Trumbanin
  • Vitturin
  • Fatu
  • Furmigua
  • Luvi
  • Cuxi
  • Negri
  • Sangirolla
  • Balunettu
  • Bambinettu
  • Faichettu
  • Giuliottu
  • Meghettu
  • Muettu
  • Rattu
  • Tonu
  • Paciognu
  • Catognu
  • Pagnu
  • Ghigu
  • Rissu
  • Cagnassu
  • Sgerbu
  • Scogiu
  • Callau
  • Sesau
  • Baillu
  • Mudellu
  • Sciscioa
  • Minoeu
  • Ciübeu
  • Funtanella
  • Bona
  • Giona
  • Peubona
  • Mantogna
  • Pretogna
  • Dettaninna
  • Minora
  • Lengera
  • Lasà
  • Ferà
  • Murtà
  • Battonga
  • Pagialünga
  • Cacetta
  • Lisetta
  • Gioia
  • Boccia
  • Düca
  • Spada
  • Lexiua
  • Lagalla
  • Garulla
  • Cammella
  • Bacichella
  • Caudeun
  • Menun
  • Pedun
  • Pipun
  • Paun
  • Zan
  • Burian
  • Pascian
  • Gianfran
  • Pelli
  • Grifè
  • Stelle
  • Bidesce
  • Chitarre
  • Pidi
  • Pente
  • Lante
  • Carlè
  • Zuanè
  • Macallè
  • Baranè
  • Giacumè
  • Mucciu
  • Muciacciu

Cultura

Musica tratta dai Vernazzesi

Piva

Scoggi (Live) - 2004
Cover dell'album Scoggi (Live) - 2004 di Piva

Cover dell'album Scoggi (Live) - 2004 di Piva

  • Il sindaco di Vernazza presenta Piva (Live)
  • E stagiùn (Live)
  • A lebecciâ (Live)
  • Canta Piva ca te passa (Live)
  • Lo straniero (Live)
  • Testo tratto dal giornale "Il passato definito" (Live)
  • Scoggi (Live)
  • Chitarre napoletane (Live)
  • I vecci (Live)
  • A rutunda delle rose (Live)
  • Flamenco (Live)
  • Libertango (Live)
  • E passanti (Live)
  • A raffa (Live)
Ciove Palanche - 2006
Cover dell'album Ciove Palanche - 2006 di Piva

Cover dell'album Ciove Palanche - 2006 di Piva

  • Ciove Palanche
  • À Chitàra
  • A Scà D'er Pastenè
  • Ar Pesciucàn D'er Barba Candidu
  • Bertu D'er Cice
  • Mundu
Ma chî gh'è ar mâ (L'album dell'alluvione) - 2014
Cover dell'album Ma chî gh'è ar mâ (L'album dell'alluvione) - 2014 di Piva

Cover dell'album Ma chî gh'è ar mâ (L'album dell'alluvione) - 2014 di Piva

  • Ma chî gh'è ar mâ
  • Nu l'è sempre cuscì
  • E lê ca parla lê ca fumma
  • Ciove palanche
  • Asinara "Brao"
  • La casa in riva al mare
  • Canta
  • De mattinn-a
Piva canta le Cinque Terre - 2014
Cover dell'album Piva canta le Cinque Terre - 2014 di Piva

Cover dell'album Piva canta le Cinque Terre - 2014 di Piva

  • A cantina de Lino
  • E stagiùn
  • Ocimìn
  • I vecci
  • Donne
  • Notti d'estae
  • A raffa
  • Lascime stâ
  • A lebecciâ
  • Scoggi
  • Nu l'è sempre cuscì
  • E passanti

Federico Carro

Come un lampo - 2015
Cover dell'album Come un lampo di Federico Carro

Cover dell'album Come un lampo di Federico Carro

Musica ispirata da Vernazza

Filosofi vernazzesi

Brao

Racconti
Una breve storia e altre storie copertina del libro del Brao

Una breve storia e altre storie copertina

Elenco opere teoriche
Poesie

Poesie e opere letterarie scritte dai vernazzesi

Tofa

Poesie
Copertina le poesie di Tofa

La copertina delle poesie di Tofa

Racconti
Vernazza Amarcord libro copertina

Vernazza Amarcord copertina.

Mario Malagamba

Poesie

Liuccia Buzzoni

Racconti

Lorenzo Rollando

Racconti

Nadia Roccatagliata

Racconti

Valentino Giannoni

Racconti

Giuliano Carro

Poesie
I canti de Maemuna copertina 2

I canti de Maemuna copertina.

Federico Carro

Romanzo

Artisti di Vernazza

Un dipinto di Camila Basso Castillo

Un dipinto di Camila Basso Castillo

Camila Basso Castillo

Quadri

Citazioni letterarie

Vernazza è stata citata da diversi autori, in alcuni casi assieme al resto delle 5 Terre.

Plinio il Vecchio

«Luni pe' suoi vini portava la palma sopra tutte le altre città etrusche».

Dante Alighieri

Divina Commedia
  • «E quella faccia di là da lui più che l’altre trapunta ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno l’anguille di Bolsena e la vernaccia». (Purgatorio Canto XXIV,20)
  • «Tra Lerice e Turbìa la più diserta, la più rotta ruina è una scala, verso di quella, agevole e aperta.» (Purgatorio Canto III,49)

Boccaccio

Decameron

«e allora in una tovagliuola bianchissima gli portò due fette di pane arrostito e un gran bicchiere di vernaccia da Corniglia».

Petrarca

Africa

«Da qui i vigneti illuminati dall'occhio benefico del sole e dilettissimi a Bacco si affacciano su Monte Rosso e sui gioghi di Corniglia, ovunque celebrati per il dolce vino».

Baccio Bandinelli

«Per la qual cosa, egli dice, vini di tal natura di sincerissima sostanza gli sperimentiamo forti più tanto che soavi, con insigne odore e limpidi come aureo splendore vezzosamente risplendere nei calici. Bevanda di grandissimo nutrimento specialmente al vecchi, utilissima ai sani ed agli infermicci»

Franco Sacchetti

Il Trecentonovelle

«E veggendosi in grande stato, per onore di sé e per vaghezza di porre nel suo alcuno nobile vino straniero, pensò trovare modo di far venire magliuoli da Porto Venere della vernaccia di Corniglia. E per alcuno amico fece scrivere a un messer Niccoloso Manieri da Porto Venere che quelli magliuoli dovesse mandare. E aúto buona risposta, trovandosi alcuna volta con messer lo piovano in quella villa suo vicino, dicea come avea trovato modo d'avere de' magliuoli della vernaccia di Corniglia, e che gli aspettava d'ora in ora».

Giacomo Bracelli

Desptio Orae Ligusticae

«Sorgono sulla scogliera Cinque Terre, quasi ad egual distanza tra loro che sono Monterosso, Vulnezia, ora chiamata volgarmente Vernazza, Cornelia, Manarola e Riomaggiore (...) cosa che invero fa meraviglia vedere monti così erti e scoscesi, che perfino gli uccelli stentano a trasvolarli, petrosi e aridi da rassomigliare piuttosto a quelli dell'edera e della vite. Di qui vien fuori quel vino che approntiamo per le mense dei re...».

Miguel de Cervantes

Novelas Ejemplares

L'autore cita il vino delle Cinque Terre in una delle sue novelle.

Girolamo Guidoni

«Quanto sia dunque di somma importanza per i possidenti di un tal luogo il restituire l'antico suo nome a questi vini, non v'è, io credo, chi ne possa dubitare. E se il vino Amabile delle Cinque Terre che andava in Francia ed in Inghilterra, è nominato fra i migliori vini d'Italia sino a tempi del Boccacio che lo specifica chiaramente Vino Vernaccia di Corniglia, per non confonderlo col Vernaccia toscano, riprendesse il suo credito, quale utile non ne risulterebbe per questa popolazione?»

Gabriele D'Annunzio

Faville del Maglio

«quel fiero Sciacchetrà che si pigia nelle cinque pampinose terre».

Eugenio Montale

Fuori di casa

«Paesaggio roccioso e austero simile ai più forti di Calabria, asilo di pescatori e di contadini viventi a frusto a frusto in un lembo di spiaggia che in certi tratti va sempre più assottigliandosi, nuda e solenne cornice di una delle più primitive d’Italia. Monterosso; Vernazza e Corniglia, nidi di falchi e di gabbiani, Manarola e Riomaggiore sono, procedendo da Ponente a levante, i nomi dei pochi paesi, o frazioni di paese, così asseragliati tra le rupi e il mare».

Riviere

«Riviere, bastano pochi stocchi d'erbaspada penduli da un ciglione sul delirio del mare».

Vincenzo Cardarelli

«O chiese di Liguria, disposte come navi pronte ad esser varate».

Guido Piovene

«Ho percorso le Cinque Terre a piedi, anni fa; vorrei ora costeggiarle in barca. Non esiste altro modo per vederne l'assieme».

Gianni Brera

«L'autore trascorse una trentina di estati nelle Cinque Terre e il primo romanzo della sua Trilogia di Pianariva, Il corpo della ragassa, è datato "Monterosso al Mare"».

Opere cinematografiche realizzate a Vernazza

Il protagonista Giorgio interpretato da Franco Carro

Il protagonista Giorgio interpretato da Franco Carro

Opere cinematografiche ispirate da Vernazza

Pubblicità realizzate a Vernazza

Un'immagine di Vernazza tratta dalla pubblicità di ZEISS nel 2023

Un'immagine di Vernazza tratta dalla pubblicità della ZEISS nel 2023

Ambientazioni di videogiochi ispirate da Vernazza

Un'immagine di Sapienza città ispirata a Vernazza e tratta dal videogioco "Hitman"

Un'immagine di Sapienza città ispirata a Vernazza e tratta dal videogioco "Hitman"

  • Nel videogioco chiamato: "Hitman" del 2016 presenta una città immaginaria chiamata "Sapienza" che è fortemente influenzata da Vernazza, All'interno della città sono inclusi siti iconici come la Cappella di Santa Marta e il Castello dei Doria.
  • Nel videogioco del 2015 "Just Cause 3" presenta una città immaginaria chiamata "Manaea" basata su Vernazza.

Sport tradizionali

Un'immagine di Manaea città ispirata a Vernazza e tratta dal videogioco "Just Cause 3"

Un'immagine di Manaea città ispirata a Vernazza e tratta dal videogioco "Just Cause 3

  • Calcio
  • Nuoto
  • Canottaggio
  • Pallanuoto
  • Gara di peso
  • Lancio delle ciabatte

Piatti tipici

  • Un piatto tipico del luogo il Tiàn Vernazza

    Un piatto tipico del luogo il Tiàn Vernazza

    Tiàn Vernazza

Vini tipici

  • Sciacchetrà

Vitigni

Una foto del vino locale

Una foto di un vino locale

  • Albarola
  • Bosco
  • Vermentino
  • Piccabon
  • Razzuola
  • Roccese
  • Ruspara
  • Sesagra
  • Frappelà
  • Barbarossa
  • Pollora
  • Rossara
  • Ruin

Eventi

Fuochi d'artificio durante la giornata di Santa Margherita

Fuochi d'artificio durante la giornata di Santa Margherita

  • Patrono di Santa Margherita
  • Mercato settimanale
  • Festa dei pirati

Media

Radio

  • Radio Tofa

Economia

Una foto storica con alcuni addetti al lavoro durante la costruzione dell'attuale stazione ferroviaria a Vernazza

Una foto storica con alcuni addetti al lavoro durante la costruzione dell'attuale stazione ferroviaria a Vernazza

Le principali risorse economiche del territorio di Vernazza sono rivolte alle attività agricole e del turismo. In ambito agricolo pregiata è la coltivazione dell'ulivo, degli alberi da frutto (in particolare limoni) e soprattutto della vite con una discreta produzione di vini locali e del territorio delle Cinque Terre.

È accertato il legame che unisce il borgo di Vernazza al vino vernaccia. Questo vino infatti era ben apprezzato già in età medievale ed è più volte citato dal Boccaccio anche in relazione al borgo di Corniglia. La produzione del vino era solamente o specificamente ligure pertanto l'etimologia stessa della parola è da Vernaccia, oggi Vernazza. Peraltro, poiché il borgo è menzionato nei documenti storici secoli prima del vino stesso, risulta meno credibile invece la contraria ipotesi che il borgo abbia preso il nome dal vino che esportava.

Commercio

Una foto antica di Vernazza all'interno del porto

Una foto antica di Vernazza all'interno del porto

Secondo alcune fonti è tra il XVI e il XVIII secolo che il terrazzamento dedicato alla coltura della vite diventa l'elemento paesistico dominante di Vernazza. La motivazione a tale impresa poteva essere giustificata solamente da una richiesta stabile e redditizia del mercato del vino: solo un insieme di circostanze commerciali favorevoli ripagavano dello sforzo intrapreso e potevano rendere conveniente una grande produzione di vino, con il preciso scopo di commercializzarlo.

Turismo

Una foto antica durante la costruzione dell'attuale stazione ferroviaria a Vernazza

Una foto antica durante la costruzione dell'attuale stazione ferroviaria

Secondo le fonti orali è tra gli anni 60-70 del 900' che arrivarono i primi turisti in visita nelle Cinque Terre, successivamente alla creazione del Parco Nazionale delle Cinque Terre, Vernazza entra in un sistema di turismo che fa cambiare le sorti dell'agricoltura e al sistema mentale di lavoro dei vernazzesi. L'avvento del maggior turismo ha creato un business incentrato sui sistemi alberghieri e di ristorazione, abbandonando gran parte del lavoro nei campi, facendo diminuire la creazione di vino e successivamente il resto del sistema agricolo che ha sempre caratterizzato Vernazza.

Strutture

Ristoranti

  • Antica osteria il Baretto
  • Ristorante Baia Saracena
  • Ristorante Incadasè da Piva
  • Ristorante Belforte
  • Ristorante il Castello
  • Ristorante Bar la Torre
  • Ristorante Gianni Franzi
  • Trattoria da Sandro
  • Ristorante Pizzeria Vulnetia
  • Ristorante Gambero Rosso
  • Ristorante Taverna del Capitano
  • Il Pirata delle Cinque terre

Bar

  • Ananasso Bar
  • Blue Marlin Cafe
  • Burgus

Pizzerie

  • Pizzeria Fratelli Basso
  • Pizzeria Lercari Ercole
  • Pizzeria da Ercole

Enoteche

  • Agave Di Heidenreich Michael
  • La Bottega
  • Enoteca Sciacchetra'
  • La Cantina del Molo di Basso Alberto
  • Vineria Santa Marta

Gelaterie

  • Gelateria Vernazza
  • Gelateria il porticciolo
  • Gelateria Stalìn
  • Gelato Amore Mio

Affittacamere

  • Taverna del Capitano Rooms
  • Cadè Ventu
  • Vernazza2010 Rooms
  • Pippo a Vernazza Rooms
  • Camere Nicolina
  • Affittacamere i rosmarini
  • A Cà Da Nonna Di Callo Luca
  • Affittacamere Graziella
  • Rina Rooms
  • Camere Fontanavecchia
  • Tonino Basso camere
  • Ludovica Flat
  • Francamaria Rooms
  • Camere Toni
  • Affittacamere PZ
  • Affittacamere Rollando
  • Guesthouse Rollando
  • Pellegrino Rooms
  • Lisetta Rooms
  • Affittacamere Elisabetta
  • Ca Du Grifun
  • Enrica Barrani Room
  • Luvegu Sciuiu Apartment
  • Giuli camera vista mare
  • Camere Anna
  • La Marina
  • Casa Catò
  • Camere Carlo
  • Camere Giuliano basso
  • Santa Marta Rooms
  • Alessandro Carro Affittacamere
  • Solemagia
  • Chiara Rooms
  • La Polena
  • Rissu Nice Studio
  • Mada Charm
  • Affittacamere Benedetta e Isabelle
  • La Ripa
  • San Francesco Rooms
  • The Terrace
  • Vernazza Vacation
  • Economy Rooms
  • A cà di Bafirussi
  • Macaia Room
  • La Nave
  • La Quiete Accesa
  • Carugio Rooms
  • I Limoni di Vernazza
  • Vernazza Guest House
  • Hotel Gianni Franzi
  • Pensione Sorriso
  • Albergo Barbara
  • Bella Vernazza
  • Vernazza Holidays
  • L' Eremo B&B
  • La Locanda da Valeria
  • Manuela Rooms
  • Vernazza Sea View
  • Camere La Torre
  • La Malà
  • Muin a Ventu Historical Tower

Negozi

  • Kalos Boutique
  • Il Talismano
  • Katrina Design Italiano Abbigliamento
  • Vernazza Sport
  • Gocce di Byron
  • Scorza Rosanna
  • Malagamba Luciana
  • Phone Home S.N.C. Di Basso Isabella & C.
  • Greco Antonio
  • Coop Consumo Cinque Terre Societa' Cooperativa
  • Panificio da Gino
  • Daneri Angelo
  • La Madonnina Di Usai Giuseppe & C. Snc

Altre strutture

  • Farmacia Monti

Infrastrutture e trasporti

Strade

Una strada destinata al transito dei veicoli in località Pavì

Una strada destinata al transito dei veicoli in località Pavì

Il territorio di Vernazza è attraversato dalla strada provinciale 61, che a nord s'innesta con la provinciale 51; quest'ultima mette in collegamento stradale il borgo vernazzese con i comuni di Monterosso al Mare, ad ovest, e Riomaggiore ad est. Inoltre la strada percorribile in macchina permette di indirizzarsi verso il Santuario di Reggio e San Bernardino, il quale proseguendo per quest'ultima strada si può arrivare a Prevo e successivamente a Corniglia. Il parcheggio si trova sulla strada provinciale numero 51 a circa 1 Km dal paese di Vernazza.

Ferrovie

Una foto della precedente stazione ferroviaria di Vernazza

Una foto della precedente stazione ferroviaria

Il comune di Vernazza è dotata di una stazione ferroviaria che percorre la linea ferroviaria Genova-Pisa.

Mobilità urbana

All'interno del territorio comunale è attivo un servizio di trasporto pubblico locale gestito dall'ATC che garantisce quotidiani collegamenti bus. Il trasporto è organizzato per trasportare gli scolari a scuola a Vernazza dalle varie località, inoltre trasporta anche i turisti nei Santuari di Reggio e San Bernardino.

Imbarcazioni

Una foto di un battello che approda a Vernazza nel Ventegâ

Una foto di un battello che approda nel Ventegâ

Vernazza è dotata di un porto, il quale attraccano giornalmente i battelli che possono indirizzarsi fra le frazioni di Levanto e Portovenere.

Servizio taxi

All'occorrenza il servizio taxi può essere sfruttato quando chiamato da Monterosso o da La Spezia, il quale con una modica cifra permette di indirizzarsi verso le altre terre e nelle zone limitrofe.

Servizio Boat Tour

Una foto scattata durante un tour con una barca affittata nel molo di Vernazza

Una foto scattata durante un tour con una barca affittata nel molo

Nel porto di Vernazza è possibile trovare delle agenzie in grado di portare il turista attraverso le proprie imbarcazioni in un tour guidato tra le 5 Terre e le zone limitrofe:

  • Route Cinqueterre Boat Tours Vernazza
  • Nord Est Vernazza Boat Tour
  • Sailing5Terre
  • Mare Di Vino Tours

Servizio noleggio barche

Una foto dei tipici gozzi liguri a Vernazza

Una foto dei tipici gozzi liguri

All'interno del porto del paese è possibile affittare dei gozzi, delle imbarcazioni tipiche dell'area ligure:

  • Route Cinqueterre Boat Tours Vernazza
  • Nord Est Vernazza Boat Tour

Amministrazione

Vernazza fa parte dell'Unione dei comuni Cinque Terre-Riviera. Nel 1993 venne introdotto l'elezione diretta del sindaco con la Legge n.81 del 25 marzo 1993. Sindaci eletti e liste politiche di appartenenza:

  • Gerolamo Leonardini-Democrazia Cristiana (26 maggio 1985-18 maggio 1990)
  • Marco Fenelli-Partito Democratico della Sinistra (18 maggio 1990-24 aprile 1995)
  • Marco Fenelli-lista civica di centro-sinistra (24 aprile 1995-14 giugno 1999)
  • Gerolamo Leonardini-lista civica di centro-sinistra (14 giugno 1999-14 giugno 2004)
  • Gerolamo Leonardini-lista civica di centro-sinistra (14 giugno 2004-8 giugno 2009)
  • Vincenzo Resasco-Partito Democratico (8 giugno 2009-26 maggio 2014)
  • Vincenzo Resasco-Insieme per noi tutti-lista civica di centro-sinistra (12 giugno 2014-27 maggio 2019)
  • Francesco Villa-Insieme-lista civica di centro-destra (27 maggio 2019-10 giugno 2024)
  • Marco Fenelli-Vernazza-Corniglia-lista civica (10 giugno 2024-in carica)

Merchandise

Vernazza come immagine sullo scatolone nell’edizione del Monopoly dei borghi più belli d'Italia

Vernazza come immagine sullo scatolone nell’edizione del Monopoly dei borghi più belli d'Italia

Nel corso del tempo si sono creati vari tipi di Merchandise ispirati a Vernazza, dai portachiavi alle carte da gioco, dalle magliette ai puzzle, raggiungendo anche il celebre gioco del Monopoly.

Il paese viene rappresentato nell’edizione del Monopoly dei borghi più belli d'Italia come prima immagine nello scatolone. Inoltre all'interno del gioco, Vernazza appare come immagine nelle varie banconote.

Leggende

  • Si narra attraverso fonti orali che una volta gli abitanti di Vernazza avevano sentito dire che gli abitanti di Riomaggiore volevano arrivare fino alla luna per vedere com era fatta. Inizialmente i vernazzesi presero tale informazione come uno scherzo, ma in poco tempo la presero come una sfida personale. Dopo tanto pensare ad uno gli venne una brillante idea: visto che una scala tanto lunga non si poteva trovare da nessuna parte, pensò che la cosa migliore fosse di provarci con delle botti, tutte insieme per arrivare così a toccare la Luna. Così cominciarono ad andare in giro per il paese e a raccogliere quello che trovavano: tini, botti, carattelli grandi e piccoli. Una volta tutte le colline erano coltivate a vite e ogni famiglia conservava nella cantina di casa le sue belle botti che a settembre si riempivano di mosto spumeggiante. Perciò non fu difficile raccoglierne tante, le prime le portarono sulla piazzetta del paese: poi, man mano che arrivavano le altre, le ammucchiarono nei portoni delle case e nei carruggi. Così una bella mattina diedero inizio all'impresa. Prima portarono i tini più grandi e li sistemarono per bene al centro della piazzetta; poi man mano che salivano, misero sopra le botti più piccole e leggere, facendo attenzione che fossero bene appoggiate l'una all'altra. L'impresa andò avanti sino alla sera del terzo giorno, sembrava dunque che fossero riusciti nella loro impresa, poiché la luna era lì vicina. Il mattino seguente, con molta attenzione, fecero salire le poche botti che mancavano: la prima, la seconda, la terza. Sistemata l'ultima, quello che stava in cima e che dirigeva tutta l'operazione a quel punto urlò che mancava solo una botte. Cercarono da tutte le parti ma avevano sfruttato ogni botte in circolazione, così all'improvviso uno ebbe una brillante idea: visto che ne mancava una sola si poteva togliere quella che era in fondo e metterla in cima. L'idea venne approvata all'istante e subito tutti corsero a prendere dei grossi pali per puntellare la torre di botti e poter sfilare la prima. Alla fine riuscirono nel loro intento, ma in quello stesso momento la torre di botti crollò con un grande schianto, lasciando tutti con un palmo di naso.
  • Un'altra leggenda del luogo narra che una volta la cupola del campanile di Santa Margherita si era tutta coperta d'erba. Per non far seccare tutta quell'erba i paesani decisero di utilizzare una mucca per mangiarla. Ma quando fu il momento di farla salire sul campanile nacquero i problemi, poiché era troppo grossa e dalla porta non ci passava. La provarono a tirare, la provarono a spingere, ma niente da fare: dalla porta non ci passava proprio. Allora ad uno gli venne in mente di prendere una corda per mettergliela al collo. Quando la bestia fu ben legata quelli dall'alto, con molta attenzione, cominciarono piano piano a tirarla su. La mucca, poverina, si strangolava, strabuzzava gli occhi e tirava fuori un palmo di lingua, quelli da sotto a gridare tutti contenti: "Guarda come ride la furba, ora che comincia a vedere l'erba!".
  • Secondo alcune fonti orali si parla di una possibile via che collega la grotta della Maemuna con il cimitero. Tale percorso si dice che veniva usato per scappare via dalle incursioni, sfruttato come un collegamento rapido al mare e forse utilizzato anche durante la seconda guerra mondiale con l'arrivo dei tedeschi.
  • Un'altra leggenda sarebbe legata alla figura femminile di una giovane chiamata Maimuna (Maemuna), che si nascose in una grotta per sfuggire ai saraceni senza, però, ritrovare la via di fuga. Secondo il passaparola dell'epoca, la ragazza, da quel momento cercò di catturare marinai e pirati di passaggio, attirandoli nella grotta con la sua voce. Un lamento che pare si senta ancora oggi fino a Vernazza, proprio durante le notti di tempesta.
  • Secondo un'altra leggenda un giorno lungo la costa del paese venne ritrovata in mare una scatoletta che conteneva le ossa di un dito di Santa Margherita. Persa durante una mareggiata, la reliquia ricomparve nuovamente nel 1318 in quello stesso posto: fu allora deciso che sulla roccia antistante il mare sarebbe sorta la chiesa intitolata alla santa patrona. Rimaneggiata e ampliata nel corso del XVI e XVII secolo oggi è visibile in parte nella sua struttura originaria dopo i restauri della seconda metà del’900.

Curiosità

  • Tempo fa Vernazza veniva chiamata: "la piccola Venezia" per via del canale che passava aperto nella via principale, suddividendo così il paese e dando l'opportunità ai paesani di passare dall'altra sponda attraverso vari ponti.

Bibliografia

  • Castelli medioevali della Lunigiana occidentale in “Giornale Storico della Lunigiana”, a cura di Maria Luisa Scarin, Istituto Internazionale Studi Liguri-Bordighera, 1962.
  • Cento conventi-contributi alla storia della provincia francescana ligure, a cura di Frate Alfonso Casini, Genova, Convento della Visitazione, 1950.
  • Le Cinque Terre e Portovenere, a cura di Cesare Ferrari, Arte della Stampa - La Spezia, 1952.
  • Documenti sulla riviera lunigianese nel Basso Medioevo, a cura di Leopoldo Cimaschi, Giornale Storico della Lunigiana, 1956.
  • Storia e parlata di Vernazza, a cura di Irene Di Martino, CENTROSTAMPA, Arcola (SP), 2014.
  • Vernazza le trasformazioni nel tempo dell’insediamento e del territorio, a cura di Renata Allegri e Osvaldo Garbarino, LIBRERIA GEOGRAFICA, 2018.
  • Vernazza nell’Ottocento, a cura di Giuseppe Rollando, Edizione Parco Nazionale delle Cinque Terre, 2003.
  • Vini e vigneti delle Cinque Terre, a cura di Paolo Emilio Faggioni, negli scritti di G. Targioni Tozzetti, G. Guidoni, G. Gallesio, L. Beretta, G. Sforza, STRINGA EDITORE, Genova, 1983.
  • Dizionario del dialetto di Vernazza, a cura Francesco Di Martino e Per Giorgio Cavallini, La Tipografia, Levanto, 2021.
  • Le poesie di Tofa, a cura di Tofa, Edizione Parco Nazionale delle Cinque Terre, Tipografia Ambrosiana Litografia, 2006.
  • Le Cinque Terre: Genesi degli insediamenti, a cura di Giovanni Rolla, Tesi di Laurea in Storia degli Insediamenti Tardo-Antichi e Medioevali.
  • Storie e leggende delle Cinque Terre e di Levanto, a cura di Aldo Viviani e Francesco Musante, Edizioni Giacché, 1998.
  • Vernazza Amarcord, a cura di Elena Bertozzi.
  • Nel territorio della Luna castelli fra terra e mare, a cura di Pia Spagiari, Luna Editore.
  • I castelli della Liguria, a cura di Pia Spagiari, Stringa Editore, Genova, 1973.
  • Il parco dell'uomo la storia e la pietra, a cura di Attilio Casavecchia e Enrica Salvatori, Edizione Parco Nazionale delle Cinque Terre.
  • I canti da Maemuna, a cura di Cristoforo Basso, Giuliano Carro e Andrea Leonardini, Edizione Parco Nazionale delle Cinque Terre.
  • Solitudine nel mare, a cura di Damiano Cogliolo.
  • Tempi e persunaggi de na vota, a cura di Luigi Basso, Edizione Parco Nazionale delle Cinque Terre e Comune di Vernazza.
  • Questa l'è Vernassa prose e commedie, a cura di Pistuni e del Comune di Vernazza, Edizione Parco Nazionale delle Cinque Terre, aprile 2008.
  • Remuin, a cura di Mario Malagamba e Antonio Greco, Edizione ILMIOLIBRO, 2022.
  • I luoghi detti del paesaggio rurale le terre di Corniglia e Vernazza, a cura di Maristella Storti, Edizione Parco Nazionale delle Cinque Terre, tipografia Bandecchi & Vivaldi Pontedera (PI), dicembre 2009.
  • Conversazioni sulla storia di Vernazza, a cura di Stefano Castagneto, Edizione Comune di Vernazza.
  • Cenni storici sul Santuario di N. S. di Reggio, a cura di Sebastiano Gavino da Vernazza, La Spezia, Tipografia Argiroffo, 1928.
  • Paesaggi di Liguria e altre poesie, a cura di Mauro Pacella, Edizione De Ferrari, 2021.
  • Tramonti di Campiglia la settima terra, a cura di Luciano Bonati, Piero Lorenzelli e Jolanda Sturlese, Edizione Buonaparte Petit, Litoeuropa, La Spezia, 2004.
  • Una breve storia e altre storie, a cura di Andrea Ermirio e Alf Schneditz, Edizione Comune di Vernazza, 2011.
  • Brao Racconti, a cura di Andrea Ermirio.
  • Foglietti vernazzani, a cura di Plinio Guidoni, Edizione Comune di Vernazza, 2023.

Galleria

Link esterni


Note

questa pagina è stata revisionata l'ultima volta il giorno 11-06-2024


Advertisement